Proprio in questi giorni in cui si discute a gran voce della possibilità di abbassare l’età per l’imputabilità del minore, mi preme spostare il riflettore sulla positività del mondo giovanile, sulle numerose risorse di cui i nostri ragazzi dispongono.

Trovo che spesso possa essere iatrogeno e controproduttivo mettere in evidenza le criticità del mondo giovanile, esasperarne a livello mediatico i rischi e la peculiarità, creando quasi un sistema di anticipazione e previsione negativa che altro non fa che aumentare l’impatto negativo e la risposta negativa nel giovane.

Desidero ricordare che le nostre scuole sono piene di giovani desiderosi di costruirsi un futuro, responsabili e capaci di scambi positivi con i pari e l’adulto.
Parlo dei giovani che, nonostante siano bombardati da messaggi che propongono l’adolescente unicamente capace di confliggere e commettere reati, scelgono di promuoversi e di impegnarsi nel progetto scuola, nelle amicizie, nello sport, nel volontariato.

Anche durante il periodo confusivo degli scioperi, avvenuti a seguito del decreto legge Gelmini, erano molti gli studenti che proseguivano nell’impegno e nel desiderio di apprendimento, ritrovandosi in spazi più o meno formali, o avvalendosi delle nuove tecnologie per discussioni costruttive e riflessioni legate all’attualità.

Di questi giovani non teniamo conto nell’immaginario collettivo che sempre più va formandosi.
Come se l’adolescente ora non sia più quello che sta costruendosi la propria identità, in continua ricerca di stimoli, modelli e riferimenti, ma sia spacciato, perso, deluso, aggressivo, finito.

Ora, se la società si aspetta questo dei giovani, li vede come perdenti a priori, perchè uno dei nostri ragazzi dovrebbe disattendere queste aspettative?  Del resto gli insegnamo noi che non ha risorse.

Questo è un invito a credere nei ragazzi. Io lo faccio, e voi?

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