Introduzione
Questo articolo ha l’obiettivo di indagare quegli aspetti del modello della Social Dreaming Matrix di W. Gordon Lawrence che contraddistinguono la tecnica: un modello di lavoro di gruppo attraverso i sogni, le associazioni libere e le amplificazioni tematiche delle immagini oniriche, che possa essere utilizzato con organizzazioni, istituzioni, aziende.
In questo articolo la possibilità data dalla matrice di attingere al patrimonio condiviso delle immagini dell’umanità verrà indagata a partire dal punto di vista dell’approccio olistico.
La matrice verrà paragonata ad un sistema complesso, nel quale valgono le “leggi” dei sistemi caotici, espresse dalla Teoria del Caos. Il Social Dreaming verrà quindi presentato come uno strumento adatto all’analisi delle dinamiche non-lineari, specificando alcuni concetti, quale quello del “Butterfly effect” e della dipendenza della matrice dalle condizioni iniziali, con particolare riferimento al Campo morfogenetico di Sheldrake.

Il Social Dreaming
Il Social Dreaming nasce in veste di modello operativo di lavoro di gruppo attraverso i sogni, le libere associazioni e le amplificazioni tematiche delle immagini che affiorano nella “matrix”, il contenitore predisposto alla loro co-emergenza.
Il metodo è stato teorizzato da W. Gordon Lawrence, il quale lo considera un “multi-verse”, dove i riferimenti spazio-temporali sono rivoluzionati dai luoghi eterni dei sogni, in una dialettica scandita dalle associazioni fulminee che i partecipanti lasciano “accadere” sulla scia delle immagini narrate. L’amplificazione tematica crea nuovi possibili “sensi”, che sono sia “sensi di marcia” e quindi direzioni nel percorso di scoperta, che sensi ermeneutici e quindi trasformazioni dei processi di pensiero.
La matrice di sogno sociale è uno strumento di conoscenza dell’ambiente di vita delle persone attraverso i loro sogni, attraverso i quali si dipanano storie che riguardano gli individui immersi in contesti che, anche quando sono fantastici, rivelano elementi essenziali della comunità di appartenenza. I sogni raccontati sono elementi di senso individuale condivisi in una collettività, pezzi di percezione che in-formano la realtà condivisa. La socializzazione di queste parti personali ridona un senso comunitario ai propri viaggi onirici, che vengono arricchiti dalle amplificazioni tematiche di tutta la matrice.
La creatività del pensiero analogico “divergente” è una delle caratteristiche più rilevanti, e le differenti applicazioni del modello oggi presenti seguono concettualmente la possibilità di reinventarne l’uso ogni volta. La possibilità di usare le libere associazioni e le amplificazioni delle altre persone al proprio sogno, inteso come un pensare attraverso immagini, permette lo sviluppo di un processo matriciale che può portare alla trasformazione delle immagini dei sogni, del processo narrativo ed in definitiva del modo stesso di pensare.
La matrice non è un gruppo e non è un gruppo terapeutico. E’ uno strumento che permette, in prima istanza, l’osservazione del funzionamento mentale di un collettivo di persone che esplora i sogni della notte nella modalità della associazione libera fluttuante. Le modalità nelle quali i sogni vengono raccontati ed interagiscono tra di loro riflettono non solo le caratteristiche della personalità dei sognatori, delle loro relazioni sociali e della loro comunità di appartenenza, ma anche ciò che viene inconsciamente percepito.
Usare i propri sogni per capire la realtà nella quale si vive fa parte del “senso della politica”: un’idea sul da farsi per trasformare la realtà in conformità con le proprie esigenze. Il Social Dreaming non è riflessione che sostituisce l’azione, non è un guardare indietro alla storia personale del sognatore interpretando ciò che è stato secondo teorie preconcette; è invece un restituire l’individuo alla storia della sua comunità in una prospettiva finalistica: verso il futuro. Ciò che si racconta nella matrice non segue un filo prettamente logico, né un tempo scientificamente riconosciuto: ciò che avviene fa parte del qui ed ora di colui che racconta il sogno, connesso al là ed allora delle proprie esperienze oniriche e di quelle degli altri sognatori. La ricontestualizzazione delle immagini portate nel tempo e nello spazio della comunità re-immette il sogno nel divenire della società, dell’organizzazione e dell’istituzione che sono continuamente formate, mantenute e trasformate dai soggetti che vi appartengono.

I Sogni
I sogni sono un modo per ampliare l’esistenza, e un mezzo per captare i “pensieri che ci sono nell’aria”. Essere in contatto con l’inconscio sociale equivale ad essere in contatto con l’infinito, come dice W. Gordon Lawrence, che ha sostituito il termine inconscio con infinito.
La partecipazione ad una matrice di sogno sociale implica la connessione con altre persone attraverso il racconto di sogni e associazioni. Raccontare un sogno significa esprimere molti concetti su di una pluralità di livelli ermeneutici. La narrazione del sogno comunica sia la posizione del sognatore, la figura, che quella del contesto, lo sfondo dal quale si differenzia per poter essere individuata. Tale posizione esprime un rapporto con la realtà che indica il grado di spontaneità. Il passato raccontato con i sogni attua forme di familiarità in quanto il contenuto inconscio dei sogni è un materiale autentico che, di conseguenza, produce profonde trasformazioni del livello di consapevolezza. L’instaurarsi ed il rafforzarsi dei rapporti interpersonali è modellato sulla comunicazione da inconscio a inconscio, svincolata dalle regole del buon costume che si usano solitamente. I partecipanti possono sperimentare nuove identità, facilitati da alterazioni della percezione del tempo frutto dell’atmosfera onirica che si crea col racconto dei sogni e delle libere associazioni.
Più che una condivisione di uno stato alterato di coscienza, il racconto del sogno rappresenta una socializzazione di modi diversi di percezione della realtà. I sogni sono espressioni di molteplici sintesi tra la realtà interna dei sognatori e quella esterna della società nella quale essi sono inseriti, sintesi di consapevolezze incombenti.

Il fenomeno del “Butterfly effect” ed il Campo Morfogenetico di Sheldrake
Lo studio sistematico del caos può essere datato al 1979, anno nel quale Edward
Lorenz presenta una relazione sugli andamenti climatici che prospetta l’effetto
farfalla, ovvero quella particolare catena di eventi per la quale a partire da un battito
d’ali di farfalla in Brasile si possa formare una tromba d’aria in Texas. La teoria del
caos si concentra sulle interazioni fra le parti, considerandole non lineari ed aperte
all’ambiente, volte ad una complessità non prevedibile.
Lorenz scoprì l’esistenza di un “luogo”, denominato “attrattore caotico di
Lorenz”, verso cui si stabilizza o è attratto il sistema durante la sua evoluzione. In
tale luogo le perturbazioni microscopiche vengono enormemente amplificate,
finendo per interferire con il comportamento macroscopico del sistema. Da ciò
deriva che i sistemi non-lineari sono altamente sensibili alle condizioni iniziali, in un
costante intergioco di necessità e caso. Delle piccole variazioni negli eventi-causa
(parametri di ingresso) possono condurre a una grande variazi
one negli eventi-effetto
(parametri di uscita): ciò può portare ai così detti “fenomeni catastrofici”, perché
sopportano un percorso discontinuo e accidentato, fino a un punto critico di cambio
di comportamento.
In accordo col Butterfly Effect di Lorenz (1993) si può affermare che i primi
sogni narrati nel Social Dreaming determinino la configurazione iniziale delle
immagini e dei contenuti dell’inconscio. Non essendo possibile conoscere tutti i fatti
che compongono la configurazione iniziale, e non potendo darle un inizio ed una fine
discreti, si possono considerare – convenzionalmente – come elementi fondamentali
delle condizioni iniziali di una matrice, quelli presenti nel momento in cui il
conduttore, l’ospite della matrice, dà l’avvio all’esperienza attraverso l’enunciazione
di una frase convenzionale, nella quale viene data la consegna, che può essere:
“Siamo qui per raccontare i sogni ed associare liberamente su di essi”.
Questi parametri di ingresso in-formano la matrice della sua struttura, nel senso
che le associazioni e i sogni successivi procederanno per risonanza dalla condizione
iniziale. I primi sogni sono narrati all’interno del campo in cui quella determinata
matrice è attivata. La natura di tale campo risente sempre del contesto istituzionale di
riferimento, nonché della qualità transpersonale della matrice.
I sogni sono manifestazioni fenomeniche che, nella matrice, accadono non
casualmente, bensì in risposta alle condizioni iniziali, per sovrapposizione. Si può
dire che la condizione iniziale sia gravida di tutte le possibili concretizzazioni del suo
inerente potenziale. La matrice, in quanto sistema complesso, è “sensitiva alla
condizione iniziale”. Ciò significa che il suo sviluppo è criticamente influenzato
dalle circostanze nelle quali lo sviluppo è stato iniziato. In altre parole le condizioni
iniziali in-formano lo sviluppo del social dreaming.
Nel 1971 David Ruelle e Floris Tadens ipotizzano l’esistenza di “attrattori
strani”, punti verso cui tende il comportamento di un sistema in un singolo istante di
tempo. Tali attrattori presentano le caratteristiche dell’invarianza di scala dei frattali,
per cui la struttura è uguale a qualunque ingrandimento di scala e all’interno della
struttura se ne possono rintracciare altre indentiche.
Questo processo può essere esemplificato facendo riferimento al
comportamento dei “campi morfici”. Essi sono stati ipotizzati dai biologi negli anni
Venti del ventesimo secolo per spiegare l’organizzazione degli organismi viventi:
sono campi che contengono strutture che attraggono i sistemi facendoli evolvere
verso stati di complessità maggiore.
In accordo con la teoria dei campi morfogenetici, i primi sogni raccontati
sarebbero in grado di trasmettersi per “risonanza morfica” all’interno della matrice in
un processo di natura frattale. Tale risonanza viene raggiunta attraverso la narrazione
dei sogni e la libera associazione, le quali permettono una condivisione emotiva
transpersonale.
Attraverso la risonanza morfica i campi si trasmettono le informazioni, in modo
che ogni specie possiede una memoria collettiva.
“I campi morfici delle attività mentali sono denominati campi
mentali. Attraverso i campi mentali, la mente estesa si allunga
nell’ambiente tramite attenzione e intenzione, e si collega con altri
membri dei gruppi sociali.” (Sheldrake, p.309, 2006).
La risonanza morfica nel Social Dreaming è un processo semplice ma
fondamentale nella trasmissione dell’informazione narrata nei sogni, sia del
contenuto che della struttura. L’attenzione al mondo onirico e l’intenzione di narrare
un sogno, attraverso tale risonanza, fa sì che i primi sogni raccontati fungano da
attrattori per la struttura di quelli che verranno, arricchendo sempre di più la matrice
della memoria ancestrale di cui sono portatori. La matrice diventa un “risognare” i
sogni degli altri a livelli via via più complessi pur mantenendo sempre l’invarianza di
scala tipica dei frattali, dipendendo la matrice dalla sua configurazione iniziale. Il
lavoro dell’ospite del Social Dreaming (il conduttore) è allora quello di “cucinare un
soufflé” tra i primi sogni e gli ultimi narrati. Questo permette di far “lievitare” la
matrice a partire dal racconto dei primi sogni, assecondando lo sviluppo del campo
ermeneutico transpersonale e transgenerazionale di cui sono espressione.

Marco Avena

Riferimenti bibliografici

AVENA, M., (2005), La Social Dreaming Matrix: un’indagine conoscitiva sulla funzione sociale del sogno. Tesi di Laurea. Torino.
LASZLO, E. (2008), Worldshift – Scienza Società e Nuova Realtà. Franco Angeli.
LAWRENCE, W. G. (1994), “The Politics of Salvation and Revelation in the Practice of Consultancy”. In: Casemore, Roger et al. eds What makes consultancy work. South Bank University Press, London.
MORIN, E. (1977), Il metodo. Ordine disordine organizzazione. Feltrinelli, Milano (1983).
PRIGOGINE, I., STENGERS, I. (1984), Order ot of chaos. Bantam Books, New York.
PROGOFF, I. (1975), Le dimensioni non-causali dell’esperienza umana: Jung, la sincronicità e il destino dell’uomo. Astrolabio, Roma.
RUELLE, D. (1992), Caso e Caos. Bollati Boringhieri, Torino.
SHELDRAKE, R. (1981), A New Science of Life: The Hypothesis of Formative
Causation, Blond and Briggs, London.
SHELDRAKE, R. (2006), La mente estesa.Urra, Milano (2003).

Bibliografia on-line
http://www.marcoavena.it
http://www.socialdreaming.it

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