Oggi assistiamo a una considerevole sensibilità verso i temi di profilassi sanitaria, per cui il cane viene portato dal medico veterinario per fare check up sulla sua salute, si fanno interventi di prevenzione sui parassiti esterni, si controlla accuratamente la dieta, si effettuano periodiche vaccinazioni,  si mettono in atto interventi di igiene sull’ambiente.

 Al contrario, non si evidenzia la stessa attenzione per la profilassi comportamentale e puntualmente il professionista viene chiamato quando il problema è già presente o addirittura conclamato.

Considerato il bisogno sociale di avere dei cani capaci di inserirsi positivamente nelle dinamiche sociali, favorendo la gestione del cane da parte del proprietario e la sicurezza pubblica, è indispensabile sottolineare che l’intervento pedagogico non può essere ritenuto un vezzo o un’azione di cui si può fare a meno.

In una logica di responsabilizzazione del proprietario è indispensabile sottolineare che solo una buona evoluzione del cucciolo può assicurare quello che da anni ci si propone con ordinanze e disegni di legge, vale a dire scongiurare gli eventi di aggressione da parte di cani nei confronti soprattutto dei bambini e degli anziani.

Il lavoro pedagogico va pertanto considerato il fondamento della profilassi comportamentale e rappresenta l’investimento più importante che un proprietario può fare e una società può disporre e favorire per evitare gli incidenti di aggressione e più in generale tutti i problemi che riguardano la difficoltà di gestione, conduzione e integrazione del cane nell’ecumene.

Parlando di profilassi comportamentale necessariamente ci si deve concentrare su obiettivi specifici e ambiti particolari, di cui i più importanti sono tre: 1) la prosocialità ossia la capacità del cane di interagire in modo corretto con le persone e parimenti di inserirsi positivamente nei diversi consessi sociali; 2) la riflessività ovvero la capacità del cane di evitare il comportamento impulsivo attraverso autocontrollo, disciplina nelle disposizioni, tendenza a rivolgersi al proprietario, moderazione della reattività e attivazione; 3) l’integrazione, vale a dire l’acquisizione di conoscenze e competenze che consentano al cane di vivere in modo adattativo e flessibile nelle difficoltà che la comunità umana presenta, senza manifestare atteggiamenti di diffidenza, paura, allerta o incompetenza.

Un aspetto che sempre più va sottolineato è il rapporto diretto tra il maltrattamento del cucciolo e il rischio di un’evoluzione del cane verso un profilo comportamentale pericoloso socialmente. Questo ci consente di affermare che agire per il benessere del cucciolo e per il suo corretto sviluppo non significa solo evitare la sofferenza dei cani e tutelare i loro interessi ma altresì promuovere la sicurezza sociale.

Le deprivazioni materne, i traumi da distacco precoce, la sofferenza dei cuccioli sottoposti a lunghi viaggi defatiganti o a situazioni tipo fiere e mercati che provocano stress, le modalità di addestramento volte alla performatività, l’utilizzo di metodiche addestrative che provocano sofferenza, la mancanza di esperienze educative tutorate, le modalità di gestione e conduzione scorretta da parte del proprietario vanno perciò considerate delle gravi ipoteche sulla possibilità di evoluzione prosociale e integrativa del cane.

A questo riguardo coloro che sottopongono i cuccioli a questi maltrattamenti vanno perciò perseguiti sia per il danno provocato agli animali sia per il rischio che impongono alla società nel suo insieme.

Con troppa facilità si scarica la colpa sul cane o sulle razze cosiddette pericolose, in realtà è una filiera di profilassi comportamentale che va implementata se si vuole realmente intervenire sul problema e assicurare la migliore convivenza tra l’uomo e il cane. Per questo si ritiene importante definire una sorta di decalogo dei diritti del cucciolo per poter promuovere non solo il corretto sviluppo e il benessere del cane ma anche la prevenzione ai rischi di aggressione.

Roberto Marchesini

Per lavorare sull’ambito della profilassi comportamentale anche in linea con l’ordinanza Martini per il rilascio dei patentini, la SIUA organizza corsi per Educatori Cinofili. La prossima edizione del corso di I livello è in partenza al 13 e 14 giugno 2009.
Per consultare il programma formativo, consultare la sezione “Corsi” del sito http://www.siua.it. Per iscrizioni: corsi@siua.it o 340/2513890 o 051/810387.

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