La cronaca segnala un nuovo caso di abuso avvenuto ai danni di minori da parte di un adulto di fiducia, di riferimento, un allenatore.

Si tratta di un maestro di arti marziali che per anni ha abusato di più allievi, conquistati e corteggiati con cene e poi condotti nella propria abitazione.

Quando un genitore pensa allo sport, all’oratorio, al prete, non immagina certo un rischio di abuso, e spesso il rischio non c’è.
Tuttavia i dati ci dicono che le violenze si consumano prevalentemente all’interno della cerchia familiare o della rete di frequentazione del minore.

Queste agenzie educative sono allora un riferimento o un contesto di rischio?  Non vale la pena perdersi dietro facili allarmismi.
Queste sono tutte realtà di forte sostegno per la famiglia e per il minore.
Ciò che non deve mai sfuggire è la supervisione e la collaborazione della famiglia.

Non sono parcheggi per ragazzi, sono contesti con cui mantenere aperto un filo diretto, un dialogo educativo, che funga da prosecuzione della missione educativa genitoriale.

Il lupo nero esce allo scoperto quando la famiglia si assenta, e quando il minore non racconta, forse sfiduciato, rifiutato, non ascoltato, lasciato nella sua vergogna.
Mantenere vigile lo sguardo, partecipare, ascoltare in modo attento proteggono più dell’evitamento di un particolare contesto.

E’ importante investire nelle agenzie educative secondarie, nelle risorse territoriali, con fiducia e parteciapzione, per creare un contesto entro cui sentirsi protetti e cooperanti.

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