Secondo gli psicologi Liebert e Morris, l’ansia da esami è caratterizzata da due fattori: la preoccupazione per le conseguenze di un eventuale insuccesso e l’emotività, con tutto il corredo di manifestazioni organiche quali palpitazioni, sudorazione…

Questi due fattori sembrerebbero influenzare il rendimento nella prova d’esame.
In particolare, la preoccupazione per l’insuccesso sembra avere un ruolo negativo sul rendimento, facendolo diminuire, mentre l’emotività, se contenuta, può persino far agire meglio, ma se eccessiva, contribuisce ad un peggioramento della performance.

Lo studente con l’ansia da esame divide la sua attenzione fra il compito da affrontare e l’insicurezza.
Lo spostamento di parte dell’attenzione sulla propria inquietudine, favorirebbe l’insucccesso, agendo da fattore di distrazione.

Invece che rivolgere le attenzioni al compito, vengono dirottate su se stessi. Questi soggetti considerano l’esame come una condizione pericolosa o di minaccia e qundi se ne preoccupano.

Queste persone, nonostante possano avere le capacità per fronteggiare la situazione, mostrano una tendenza ad ignorarle.

In particolare chi soffre di ansia da esame manifesta una serie di pensieri negativi e catastrofici i quali provocano la autoconvinzione di non essere in grado di superare la prova, di fare una figuraccia, di essere disapprovati.

"Sarò un buono a nulla", "Gli altri mi giudicheranno male", sono pensieri tipici in chi si preoccupa in modo esseccivo di un eventual insuccesso.

L’ansia da esame può provocare insonnia, nervosismo, irritabilità, difficoltà di concentrazione, vuoti di memoria, preoccupazioni ossessive sull’esame.

L’ansia da esame può essere curata con buoni risultati attraverso tecniche cognitivo-comportamentali.

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