Da un’indagine condotta dalla Società Italiana di Pediatria emerge che gli adolescenti italiani sono sempre più connessi.

Per loro è una finestra aperta sul mondo. Nell’anno 2010 i ragazzi che hanno dichiarato di avere un profilo su un social network sono stati il 67%, con un balzo in avanti del 35% rispetto all’anno 2009 ( indagine condotta su un campione di 1300 studenti delle scuole medie inferiori).

I genitori sono quindi oggi chiamati ad affrontare nuovi problemi, per i quali non sempre sono preparati.

Tra le nuove dipende legate all’uso di Internet e’ interessante segnalare il thech-abuse, cioè il bisogno di essere sempre connessi. Il fascino delle nuove tecnologie è davvero irresistibile.

Un’opportunità notevole, che però può isolare dalla vita vera, e creare dipendenza.
Per i giovani, stare connessi è utile perché soddisfa due bisogni fondamentali della loro età: quello di definire la propria identità tramite la relazione con gli altri, attraverso mail e uso di chat, e quello di esprimere, raccontarsi, attraverso l’uso dei social network, come Facebook, o Twitter.

Con dei mezzi, quindi, che permettono oltretutto di modellare, modificare la propria immagine sociale, al dì la delle
etichette e dei giudizi del gruppo.

Dietro il bisogno di stare continuamente collegati si può nascondere la paura di vivere la vita vera, e di cancellarne le insoddisfazioni.

Un altro rischio è legato al cyberbullismo, una forma di prevaricazione che consiste nel bombardare incessantemente la vittima con messaggi, foto, filmati o link imbarazzanti, volgari o minatori sulla bacheca del suo profilo, fingendo addirittura di essere la vittima e creando un profilo a suo nome su cui si
pubblicano poi contenuti compromettenti.

Rispetto al bullismo tradizionale della vita reale, l’uso dei mezzi elettronici conferisce al cyberbullismo alcune caratteristiche proprie, tra cui l’anonimato del
bullo.
In realtà, questo anonimato è illusorio: ogni comunicazione elettronica lascia delle tracce.

Però per la vittima è difficile risalire da sola al molestatore, ed ancora più difficile potrebbe essere reperirlo.
Questa caratteristica, abbinata con la possibilità di essere "un’altra persona" online, può indebolire le remore morali: spesso la gente fa e dice online cose che non farebbe o direbbe nella vita reale.

Inoltre, mentre il bullismo tradizionale avviene di solito in luoghi e momenti specifici (ad esempio in contesto scolastico), il cyberbullismo investe la vittima ogni volta che si collega al mezzo elettronico utilizzato dal cyber bullo.

Cosa possono fare i genitori? L’atteggiamento da tenere è quello di una sana apertura mentale verso i nuovi mezzi, che non devono essere visti come una minaccia, anzi, possono rivelarsi una risorsa se utilizzati in maniera corretta.

Avvicinandosi al loro mondo adolescenziale e costruendo un dialogo intorno a questi temi.
Spiegando ai figli che non è utile raccontare e condividere tutto di sé su un social network, poiché è bene coltivare degli spazi segreti.
E invitandoli ad uscire, fare sport, incontrare altri coetanei.

Dott.ssa Rita Bimbatti

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