Il fenomeno ormai dilagante del bullismo sembra avere le sue origini nei rapporti familiari.

Il bullismo, a differenza di dei normali conflitti tra coetanei si caratterizza per l’intenzionalità di fare del male, per la mancanza di compassione verso le vittime e per la durata, nel tempo dell’azione di sopruso.

Le ricerche indicano una maggiore diffusione del fenomeno nelle scuole elementari e i primi anni delle medie dove si manifesta come fenomeno socio- relazionale evidente nella soluzione di conflitti.

Numerosi studi sottolineano l’interazione tra il comportamento genitoriale e l’aggressività dei figli.

Nel bullismo femminile si nota una instabilità dell’umore paterno mentre in quello maschile si evidenzia un comportamento materno rigido e assente dal punto di vista emotivo.

I figli in effetti sembrano assorbire l’atteggiamento ansioso, iperprotettivo o all’opposto, distaccato e formalmente impositivo dei genitori e per questo sviluppano pian piano forme di aggressività che vengono canalizzate verso i pari.

Gli stili educativi privi di un coinvolgimento emotivo, le regole imposte in modo sbrigativo e superficiale diventano fattori determinanti per alimentare rabbia e insofferenza che nel tempo si accumulano e trovano sfogo negli atti persecutori verso le persone più deboli del gruppo dei pari.

E’ necessario intervenire sia in ambito familiare che scolastico attraverso percorsi di autoconsapevolezza, autostima ed educazione alla conoscenza e alla manifestazione della naturale aggressività in modo da fornire ai ragazzi gli strumenti adeguati per controllarla e gestirla senza arrecare danni agli altri.

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