Cos’è il conflitto?
Nell’ideogramma cinese di conflitto la parola ha il doppio significato di opportunità e di catastrofe.

Cosa succede?
Nel conflitto l’altro mi obbliga a considerarlo, mi invita a vedere un altro punto di vista che non sia il mio, amplia il mio campo di comprensione del mondo.

La felicità non dipende dalle circostanze piacevoli o spiacevoli, ma dal nostro atteggiamento di fronte a queste circostanze.

Come so-stare nel conflitto?
L’adulto ha l’importante compito di promuovere la gestione efficace del conflitto, assumendo il ruolo di mediatore.

Come?

1 distinguere la persona dal problema, in modo da evitare ogni forma di giudizio e di colpevolizzazione generalizzante, limitandosi a individuare i contenuti specifici del conflitto, restando sugli aspetti tangibili piuttosto che su componenti arbitrarie;

2 aspettare il momento giusto, lasciando decantare emozioni negative, creando una distanza sufficiente per vedere il conflitto dall’alto piuttosto che dall’interno;

3 capire le ragioni altrui, dando senso e comprensione a quello che sta succedendo, cogliendone i significati soggettivi e non solo quelli della propria parte;

4 strutturare critiche costruttive, e in generale evitare un linguaggio giudicante, preferendo piuttosto una comunicazione che faciliti la comprensione del conflitto.

Cosa fare in classe?

Motivare il gruppo.
Contribuire a mantenere alto il livello di partecipazione ai contenuti che il gruppo affronta: lo sviluppo di idee nuove, l’invito a individuare le multi-cause che hanno prodotto un problema e i multi-fattori che lo connotano, allargare al massimo l’area delle proposte di soluzione analizzandole vantaggi-svantaggi di una stessa idea (anziché la contrapposizione di due idee, di cui una è giusta e l’altra è sbagliata).

Far circolare conoscenza e informazioni.
La quantità e la varietà di informazioni disponibili facilitano la soluzione dei problemi e la presa di decisioni. La necessità di distinguere tra fatti e opinioni. Questa funzione si espleta anche tramite richieste di chiarimenti, la raccolta di fatti pertinenti, il coinvolgimento di esperti.

Far esprimere i punti di vista.
Le informazioni si riferiscono ai fatti (ciò che una cosa è, le sue manifestazioni riscontrabili concretamente), le opinioni si riferiscono invece a ciò che si pensa (l’area delle deduzioni e delle credenze).Spesso si verificano blocchi e incomprensioni nei gruppi perché i fatti vengono confusi con le opinioni. Tenerli distinti contribuisce alla chiarezza. Dare quindi spazio in questa maniera a entrambi costituisce comunque un apporto allo sviluppo del gruppo e della riunione.

Come?

Coordinamento e connessione.
Talora le idee vengono formulate in modo impreciso e incompleto, si possono dunque riformularle brevemente facilitandone la comprensione, raccogliendo aggiunte e pareri, evidenziare il divenire della questione, definendone le posizioni raggiunte.

Incoraggiamento.
Sostegno alla libera espressione di tutti i membri partecipanti, reciproca valorizzazione di contributi propositivi e contributi critici (positivi e negativi insieme).

Armonizzare le differenze.
Nei momenti di tensione, quando il gruppo sembra polarizzato o addirittura frazionato in sottogruppi, la necessità di una voce di sintesi sulle posizioni, cercando di individuarne le connessioni, senza nascondere le diversità.

Ricerca dell’accordo.
Può essere favorita riconoscendo errori, abbassando la soglia del giudizio, muovendo sia apprezzamenti che critiche, cercando di ammorbidire i punti di vista radicali, cercando di formulare accordi anche parziali, ma chiari e basati sui fatti.

Favorire la comunicazione.
Nei gruppi trovano sede spesso due tipologie di comportamento ben visibili: quelli che monopolizzano la situazione e quelli che se ne stanno silenziosi. La comunicazione può essere favorita canalizzando gli interventi dei primi e sollecitando i silenziosi.

Promuovere le norme del gruppo. 
Promuovere insieme al gruppo le norme di funzionamento relative sia ai valori-contenuto che alle modalità-relazione. E’ molto utile costruire una base comune, condividerla ed esplicitarla (con periodici richiami).

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