Una vacanza insolita:
Laboratorio del pensiero per interpretare il presente guidati da filosofi, studiosi e scrittori

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Programma 2011

12 – 15 Maggio 2011
Monastero di Camaldoli
Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi (AR) – Toscana

Gustavo Zagrebelsky
L’etica del dubbio: Per una democrazia critica
 
Secondo un luogo comune, l’attaccamento alla democrazia si svilupperebbe da solo, causa ed effetto della democrazia stessa: tanta più democrazia, tanta più virtù democratica. Un circolo meraviglioso! La democrazia sarebbe l´unica forma di governo perfettamente autosufficiente. Basterebbe metterla in moto, all’inizio; poi, le cose andrebbero da sé per il meglio. Ebbene, a distanza di qualche decennio dalla Costituzione, Norberto Bobbio indicava tra le «promesse non mantenute» della democrazia lo spirito democratico. Invece dell’attaccamento, cresce l’apatia politica.

In Italia, e forse non solo, si è democratici non per convinzione, ma per assuefazione. E´ pur vero che la partecipazione può improvvisamente infiammarsi e l´indifferenza può essere spazzata via da ventate di mobilitazione. Sono però reviviscenze che non promettono nulla di buono. Ci si mobilita su fronti opposti per sopraffarsi, al seguito di parole d´ordine elementari: bene-male, amore-odio, verità-errore, vita-morte, patriottismo-disfattismo, cose che lestofanti della politica spacciano come rivincita dei valori sul relativismo democratico.

L´ethos della democrazia è invece un’altra cosa, non si produce da sé, si acquisisce. Implica la fede in qualcosa che vale, lo spirito del dialogo, dell’uguaglianza, il rispetto delle identità diverse, la diffidenza verso decisioni irrimediabili, la coscienza di maggioranza/minoranza, la cura delle parole.

Gustavo Zagrebelsky insegna Diritto costituzionale all’Università di Torino, è Presidente emerito della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana.
Si occupa dei principi del diritto costituzionale, attraverso analisi storiche e teoriche dei rapporti tra procedimenti giuridici e forme della democrazia con particolare attenzione all’educazione alla convivenza democratica e all’impegno civile individuale e collettivo.

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9 – 12 Giugno 2011
Monastero di Camaldoli
Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi (AR) – Toscana

Luigi Zoja
Volere all’infinito, volere l’infinito?
 
Vogliamo troppo. Solo in tempi relativamente recenti l’uomo si è convinto di qualcosa di assolutamente irragionevole: che la felicità dipenda dalla ricchezza economica. Le forme di sapienza premoderne ricordavano innanzitutto che è pericoloso volere la felicità e imprudente volere troppo; e che a rendere migliore la vita sono casomai giustizia e bellezza: conquiste della società, non dei singoli.

I Greci erano terrorizzati dalla hybris, la fame di infinito che si nasconde nell’uomo. Eppure, con i loro successi culturali e militari, proprio i Greci rovesciarono gradualmente la proibizione dell’arroganza nell’adorazione dell’arroganza.

La storia dell’Occidente è anche la storia di questa follia, e degli sforzi per reprimere il disagio psichico che comporta. In questo senso, gli studi sui disastrosi potenziali dello sviluppo fine a se stesso sono anche espressione del sopravvivere, nel nostro inconscio collettivo, del mito originario secondo cui volere troppo era sgradito agli dei, portava sfortuna e preparava sciagure. Oscuramente, ci sentiamo ancora in colpa per l’assurdità del nostro volere smisurato. La critica allo sviluppo senza limiti ha dalla sua non solo cifre e ragionamenti, ma profonde, antichissime emozioni, che chiedono giustizia per gli antichi miti che insegnavano l’importanza dei limiti e sono stati sconsideratamente calpestati.

 
Luigi Zoja psicoanalista, ha lavorato a Zurigo, New York e Milano. E’ stato presidente del CIPA (Centro Italiano di Psicologia Analitica) e della IAAP (International Association for Analytical Psychology), l’associazione che raggruppa gli analisti junghiani nel mondo. Nelle sue ricerche legge e interpreta le grandi questioni del nostro tempo risalendo al mito, all’etimologia del linguaggio e quindi all’inconscio culturale. I suoi libri sono stati tradotti in quattordici lingue.

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27 – 30 Ottobre 2011
Eremo di Montecastello/Tignale sul Garda – Lombardia

Franco Rella
Il ruolo dell’arte nella nostra modernità
 

Adorno ha assegnato all’arte una responsabilità che mai prima di allora le era stata attribuita: conoscere ciò che sfugge alla tirannia dei sistemi filosofici e resistere all’omologazione della cultura dominante. È un compito immane e terribile. Thomas Mann si fa interprete di questo compito disegnando la figura tragica dell’artista nella modernità (Morte a Venezia e Doctor Faustus).

Dopo Thomas Mann e dopo la cesura di Auschwitz per alcuni decenni l’artista si è spinto fino all’afasia per testimoniare l’intestimoniabile (Beckett, Celan, Lucio Fontana, Rothko), fino alla svolta degli anni Ottanta del XX secolo quando pare di assistere ad una sorta di fuga da questa responsabilità, ripiegando su un recupero dello “stupore” barocco (Hirst, Cattelan), o su una letteratura che aggira le questioni radicali a cui siamo confrontati.

Eppure queste domande riemergono prepotenti: nella letteratura di genere (polizieschi), nel cinema (La valle di Elah), nei Serial televisivi (Criminal Minds,
Criminal intent), ma anche nella grande letteratura, per esempio di Don De Lillo (“L’uomo che cade” sullo sfondo delle Torri gemelle) o nella letteratura di confine israeliana (Kenaz e Kaniuk). È su questo sfondo che dobbiamo pensare ad un nuovo rapporto tra arte e filosofia, tra istanze conoscitive e istanze etiche.

Franco Rella insegna Estetica all’Università IUAV di Venezia. La sua ricerca percorre da sempre i confini tra filosofia e letteratura esplorando il pensiero dell’arte attraverso l’analisi ravvicinata di testi poetici e letterari. Ha pubblicato: Il silenzio e le parole. Il pensiero nel tempo della crisi (Milano 2001); Scritture estreme. Proust e Kafka (Milano 2005) Tra le sue pubblicazioni più recenti: Micrologie. Territori di confine (Roma 2007); La responsabilità del pensiero. Il nichilismo e i soggetti (Milano 2009). E con S. Mati:Georges Bataille, Filosofo (Milano 2007); Nietzsche, arte e verità: Una introduzione (Milano 2008).

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