La specie umana si è evoluta nel tempo culturalmente e biologicamente adattandosi, fin dagli inizi, alla vita di gruppo.

Molti comportamenti e capacità cognitive sono condivisi con i nostri antenati comuni, cioè i primati dai quali discendiamo.

Alcuni aspetti dell’intelligenza sociale sono però caratteristiche esclusive della specie umana. L’uomo ha la capacità di “ mentalizzare” cioè rappresentarsi il contenuto degli stati mentali dei suoi simili.

Le neuroscienze hanno studiato i meccanismi che vengono attivati quando, fin dai primi anni di vita, i bambini entrano in relazione con gli altri.

Per lo sviluppo dell’intelligenza sociale sono fondamentali il riconoscimento dei volti, la percezione dello sguardo e delle emozioni.

Il riconoscimento del volto è il primo contatto diretto del bambino con la madre, esso fornisce numerose informazioni, di natura fisica ma anche emozionale ( umore, sentimenti, ecc).

La zona cerebrale responsabile dell’elaborazione di queste informazioni è la “ Fusiform Face Area” situata nella corteccia occipito-temporale.

Gli occhi sono considerati da sempre lo specchio dell’anima e la percezione dello sguardo, dove esso è rivolto, serve per condividere con gli altri lo stesso campo di attenzione e interesse.

Lo sguardo esprime direttamente il proprio vissuto interiore, la percezione di esso come quella delle emozioni ( felicità, tristezza, paura, ecc) rappresenta una base fondamentale per lo sviluppo delle relazioni sociali.

In questi processi psicologici entrano in azione i neuroni specchio, le cellule cerebrali capaci di attivarsi quando subentra l’imitazione dei comportamenti o l’interpretazione e la rielaborazione critica delle intenzioni degli altri.

Nei bambini autistici l’intelligenza sociale è fortemente danneggiata, essi vivono chiusi nel loro mondo e non riescono a riconoscere le emozioni e le funzioni immaginative del gioco, inoltre hanno un notevole ritardo nello sviluppo della comunicazione e nel linguaggio.

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