Da una recente indagine, presentata in occasione del Congresso “Buona pratica clinica e ricerca scientifica nell’urgenza-emergenza",   è emerso che il 16,4% dei medici e il 20% degli infermieri di Pronto Soccorso soffre di stati d’ansia e va incontro a stress lavoro-correlato e nei casi più gravi al burnout.

Il burnout è comunemente descritto come una perdita di entusiasmo e motivazione verso l’attività lavorativa, che può portare ansia e depressione, infarto, irritabilità ed altre manifestazioni comportamentali.

I problemi maggiori si riscontrano nel pronto soccorso, dato lo stress e la pressione esercitata sugli operatori; si tenga conto che  generalmente nel tempo che un medico di reparto visita un paziente, chi è al Pronto Soccorso ne visita sette e almeno a tre prescrive una cura.

Altro fattore di stress è il rapporto con pazienti e parenti, specialmente nella fase di triage ovvero di smistamento, che è considerata dal 60,9% degli infermieri la postazione di lavoro più faticosa e stressante. Anche il turno incide fortemente sul malessere degli operatori, risultando peggiore quello notturno.

La fatica mentale è infatti un sintomo accusato dal 58,7% dei medici e dal 54,7% degli infermieri del pronto soccorso.
L’8% di medici e infermieri è ricorso più volte all’uso di psicofarmaci; inoltre il 12,7% dei medici e il 9,6% degli infermieri vanno incontro a stati depressivi proprio nel corso dell’attività lavorativa.

Sono stati anche riscontrati disturbi dell’apparato cardiocircolatorio, del comportamento alimentare, dell’apparato muscolo scheletrico e gastrointestinale e più frequenti di tutti i disturbi del sonno.

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