La frase di don Luigi Ciotti esprime il profondo disagio di quanti, in questa società definita del benessere, siano in condizioni di indigenza economica.

Il numero dei “nuovi poveri” cresce sempre di più e non ci sono solo  gli emarginati e i senzatetto ad affollare le mense della caritas o a rifornirsi di beni alimentari nei centri di assistenza delle grandi città.

Sono persone che apparentemente sembrano come tante, ma la loro vita ha subito un brusco cambiamento.

Ci sono vari problemi che hanno determinato l’incremento di questa fascia sociale: disoccupazione, perdita del lavoro, impossibilità di arrivare a fine mese con una esigua pensione, separazioni coniugali.

Spesso sono persone che vivono sole o sopravvivono come possono avendo anche perso la casa e dovendo ricorrere ai dormitori comuni o anche in macchina.

Il Natale che sta per arrivare illumina il presente con le aspettative, le speranze per una rinnovata felicità e serenità, ma questa ricorrenza  non può farci ignorare la realtà che mostra, come in tutte le cose, la doppia faccia della medaglia.

Un uomo povero non è un uomo libero perché è solo di fronte alle necessità impellenti della vita, deve fare i conti con i soldi che non bastano, sopravvivere alla giornata cercando di risparmiare per il pranzo e la cena. In queste condizioni non c’è nessun futuro ma un presente contro cui lottare, minuto per minuto.

La “spesa” in termini concreti è un fardello che grava pesantemente sulle spalle e inaridisce i sentimenti e la speranza per un futuro migliore.

La libertà non è fare quello che si vuole ma vivere e sentirsi integrati nella società. I nuovi poveri aspettano delle risposte, una giustizia sociale che diventi visibile e tangibile, che abbia il colore della festa che ci apprestiamo a celebrare e il sapore delle cose buone, quelle che non solo a Natale, possono restituire la serenità e la dignità. 

Laura Alberico

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