Da tempo ci si chiede se l’eccessiva frequentazione del mondo virtuale dei videogiochi, soprattutto di quelli violenti, possa procurare danni o alterazioni a livello cerebrale.

Secondo un recente studio dell’Università di Indianapolis , basterebbero  10 ore di videogiochi violenti nell’arco di una settimana perché le aree cerebrali che tengono sotto controllo i comportamenti aggressivi riducano la loro attività.

Per dimostrare questo lo studio si è avvalso della risonanza magnetica funzionale.

Volontari con età fra 18 e 29 anni in una settimana hanno giocato per 10 ore a videogiochi violenti  e in quella successiva se ne se ne sono astenuti completamente; alla fine dei due cicli, sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale , durante vari test di stimolazione emotiva.

Lo studio evidenzia modificazioni significative dopo sollecitazioni. Questo porta interrogativi sugli effetti di sollecitazioni continue.
Il dato positivo è che dopo l’astinenza l’attività cerebrale tornava a essere normale e questo suggerisce che esistono buone potenzialità di recupero.

Un altro studio delle Università di Amsterdam e di New York pubblicato su Science ha peraltro scoperto che i video violenti fanno riconfigurare il tipo di neuroni del cervello, con un aumento dei  neuroni coinvolti nel fronteggia mento di situazioni di attacco o fuga.  Un aumento dei livelli di vigilanza, e della noradrenalina.

Un altro studio condotto su quattordicenni da ricercatori belgi, canadesi, francesi, inglesi, irlandesi e tedeschi pubblicato su Translational Psychiatry ha dimostrato che nel cervello dei giocatori assidui il cosiddetto striato appare più spesso a sinistra e si attiva maggiormente in caso di perdita, un fenomeno che si osserva anche in chi fa uso di cocaina, anfetamine o alcol.

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