I genitori si trovano ogni giorno davanti a difficoltà di gestione dei figli.

Queste difficoltà possono sorgere all’interno di un normale processo di crescita, legate prevalentemente allo scarto generazionale, alla difinizione di regole e alle modalità di scambio intrafamiliare, oppure nascere in relazione a disturbi specifici dell’età evolutiva, quali problemi di apprendimento, della condotta o dello sviluppo.

Aiutare i genitori in questo difficile compito significa fornire loro alcuni strumenti di gestione efficace.

In questa sede mi piacerebbe porre attenzione su un interessante strumento definito Parent Training, che si è dimostrato molto effciace anche in casi di ADHD e autismo.

Secondo l’ottica costruttivista, è necessario aiutare il genitore, attraverso un apprendimento specifico, a individuare i modi in cui costruisce la relazione e in cui si inserisce nella medesima, andando a evidenziare cosa gli comunica un certo comportamento, come tende a spiegarsi certe reazioni e come, alla luce di queste spiegazioni soggettive, tenda poi a muoversi all’interno della relazione con i figli.
Genitore e psicologo di muovono verso un approccio collaborativo che ha come scopo ultimo la modifica dei costrutti del genitore.

Secondo la prospettiva CBT lo scopo del parent training è invece quello di identificare i pensieri disfunzionali alla base delle difficoltà relazionali e di gestione e la modifica dei comportamenti medianti principi di gestione comportamentale, l’uso del rinforzo, la promozione di un approccio non direttivo, collaborante, la promozione dell’autonomia.

Fra le strategie comportamentali più efficaci è bene citare il costo della risposta, ovvero la perdita dei vantaggi in presenza di comportamenti inattesi, il time out che consente di rientrare nella relazione solo ad animi calmi, il blocco fisico, l’ipercorrezione, la stipula di un contratto educativi, la totem economy che prevede l’ottenimento di un gettone per ogni comportamento atteso, il modeling, la valutazione dei costi/benefici, la ristrutturazione cognitiva, il rinforzo differenziale.

Ciascuna di queste tecniche dovrebbe favorire l’uscita dai cicli di coercizione fra genitore e bambino, in cui l’adulto tende a rinforzare i comportamenti disfunzionali o a inserirsi nella relazione con un modello relazionale perdente, con un evidente fallimento educativo, un scarso senso di efficacia, una percezione di scarsa competenza genitoriale.

Questo avviene mostrando alternative funzionali, attraverso il lavoro con lo psicologo e l’uso di appropriati homework(compiti a casa).

Uscire da dinamiche non funzionali e ripetitive è possibile.

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