Eric  Fromm sosteneva che essere liberi significa essere responsabili.  

Questa eguaglianza racchiude in sé il peso morale dell’educazione che viene impartita ai giovani, le conseguenze negative di un attaccamento prolungato dei figli ai propri genitori che possono, in molti casi, diventare un condizionamento per la crescita autonoma dei ragazzi.

Nei tempi attuali in cui è concretamente tangibile la crisi economica vengono alla luce dati statistici preoccupanti, ci sono due milioni di giovani, tra i 20 e i 29 anni che non lavorano e non studiano e che vengono definiti con un acronimo neet ( not in education, employement or training) che tradotto in italiano significa “ non studiano, non cercano lavoro, non si preparano”.

Se da un lato ci sono le carenze educative di cui sono responsabili i genitori che sono sempre meno autorevoli ,  troppo concessivi perché educano i figli nel benessere e non al benessere, dall’altro versante c’è un panorama sociale che non fornisce sicurezza nel presente, ma soprattutto nel futuro.

La crisi economica non aiuta certo all’ottimismo, alla speranza che si possano realizzare desideri, aspettative e una vita gratificante e priva di precarietà e incertezze.

Insomma non è tutta colpa dei giovani, definiti  “bamboccioni” o “ sfigati” se le opportunità concrete di poter fare il salto di qualità non si trovano, se vengono spesso sottratti al peso delle loro responsabilità da genitori che non riescono a dare regole o a  dire no quando serve.

“ Il timore per il futuro, oggi non troppo roseo, contribuisce di certo a rimanere adolescenti, con un forte attaccamento inconscio alla madre, reale o simbolica che sia. Fatto sta che, comunque, le famiglie hanno un ruolo innegabile nell’educazione delle generazioni del domani”( G. Rombolà Corsini, psicoterapeuta).
 

 
Bibliografia: Psychologies magazine- aprile 2012

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