Gli interventi educativi non sempre hanno un esito positivo  perché la formulazione dei divieti da parte dell’educatore  è troppo autoritaria e questo genera insofferenza e incapacità a comprenderne il significato. Per questo motivo il percorso possibile, la strada per giungere a un incontro e a una risoluzione del conflitto  tra l’adulto e il ragazzo procede attraverso “tre passi”.

Il primo livello riguarda un atteggiamento di comprensione della situazione conflittuale, il genitore o l’insegnante dovrebbero manifestare nel loro  intervento una apertura non pregiudizievole verso chi non rispetta determinate regole comportamentali; il secondo passo si attua con un controllo poco direttivo sulla situazione considerata mentre il terzo momento prevede la formulazione di proposte costruttive che possano sciogliere i nodi del conflitto.

Facciamo un esempio considerando un comportamento che può generare disturbo durante le lezioni. L’insegnante si rivolge all’alunno in modo comprensivo, evitando ogni forma di aggressività : “Capisco che ti diverti a fare questo…”( stima- comprensione), in seguito valuta il comportamento in modo oggettivo (minima direzione): “ Ma in questo modo disturbi gli altri”. Il terzo passo riguarda la possibilità di risoluzione del conflitto cioè proporre possibili alternative : “ Potresti fare questo o altro”.

Questo tipo di comunicazione non è certo una formula magica per risolvere tutte le situazioni problematiche ma consente di graduare il procedimento educativo, di mediare il conflitto proponendo e non semplicemente vietando i comportamenti socialmente non adeguati al contesto.

La condivisione e la comprensione sono atteggiamenti che avvicinano entrambe le parti e solo in questa condizione si possono formulare indicazioni, , consigli e proposte utili a risolvere la situazione conflittuale in cui non ci sono, come in una guerra,  né vincitori né vinti.

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