Le funzioni della vita familiare riflettono il contesto storico della società e con esso le problematiche economiche e sociali con cui  i membri del nucleo collettivo si trovano ad interagire.

Da una famiglia patriarcale autogestita sia dal punto di vista organizzativo che funzionale si è passati a una famiglia mononucleare in cui i figli non costituiscono più una risorsa economica ma un onere che pesa nel bilancio perché, non trovando lavoro, devono necessariamente restare per molti anni con i genitori.

L’organizzazione della famiglia  è minacciata da varie forme di avversità : povertà, malattie, conflitto e divorzio. In queste  condizioni i principi guida cioè i valori che su cui essa si fonda ( uguaglianza, altruismo, impegno, successo) diventano dei fragili baluardi che tendono a disgregare le relazioni interpersonali.

Spesso in ambito familiare la violenza fisica e psicologica diventa una abitudine, una routine che genera di frequente eventi tragici di cronaca nera a cui quotidianamente assistiamo.

Le convinzioni di efficacia dei membri familiari perdono il loro valore per i motivi suddetti e la precarietà materiale si lega spesso a quella psicologica. Esiste un modello di società parcellizzata che tende a minare le risorse su cui la famiglia ha affidato e costruito i suoi valori.

Parlare della crisi della famiglia significa evidenziare il malessere della società moderna, la carenza   di sicurezza economica, il disagio individuale che nasce spesso da un mancato riconoscimento sociale, il senso di inadeguatezza e incapacità a far fronte ai cambiamenti radicali che in questo periodo esercitano forti pressioni sull’intera collettività.

La modernità “liquida” teorizzata dal sociologo Bauman rappresenta un periodo storico mutevole caratterizzato da continui adattamenti che spingono l’individuo e l’intera società a perdere quella solidità che rappresenta il frutto di conquiste e di sicurezza, valori di riferimento che da soli possono assicurare equilibrio e serenità.
 

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