La lettura del libro di B. Bettelheim “ Un genitore quasi perfetto”  ci introduce in un campo molto delicato e dibattuto, quello delle incomprensioni tra giovani e adulti.

I desideri degli adolescenti trovano spesso un muro di fronte perché le loro richieste sono di frequente disattese.

I divieti e le disapprovazioni  relativi a comportamenti ed abitudini dei giovani non fanno altro che creare incomunicabilità perché le due generazioni non riescono  a trovare dei punti di incontro.

Bettelheim consiglia agli adulti di ripercorrere mentalmente le tappe della loro crescita, di pensare a quando loro stessi erano giovani e vivevano le stesse emozioni, lo stesso senso di rifiuto e di solitudine in situazioni critiche della loro vita. L’empatia è un modo per accogliere il disagio e considerarlo a tutti gli effetti un sentimento personale già vissuto e quindi riconoscibile e non estraneo.

Capita spesso di dimenticare che le situazioni di disorientamento giovanile sono state anche le nostre, che anche gli adulti hanno sperimentato delusioni e incomprensioni, desiderio di emancipazione e di libertà, rifiuto delle regole imposte dai genitori.

Riconoscere empaticamente le altrui emozioni significa prenderle in consegna, dare alle stesse il giusto peso evitando per quanto possibile di ignorarle o minimizzarle. Il senso di sfiducia e di isolamento nasce proprio dall’impossibilità di condividere con gli altri ( e soprattutto con i genitori che nonostante tutto rappresentano sempre punti di riferimento insostituibili) emozioni e sentimenti che spesso non riescono a emergere né ad essere espressi verbalmente attraverso il dialogo.

Ascoltare i figli significa soprattutto osservare con attenzione i messaggi che in vario modo riescono a mandarci, capire che oltre le parole esiste il linguaggio del corpo e dei gesti che sono spesso l’evidente espressione del malessere e del disagio che nella crescita manifestano le loro criticità.

Comprendere  questo significa anche capire qualcosa di più di noi stessi, mettere in discussione quei punti fermi che rappresentano spesso degli stereotipi dai quali non è sempre facile distaccarsi.

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