Siamo abituati alle parole, a volte troppe e inutili, pervase da enfasi ed aggressività, spesso incomprensibili e vuote di significato.

Pochi ormai apprezzano il silenzio in una società che ha superato il limite della moderazione e dell’equilibrio, del rispetto di norme e comportamenti che, in ogni contesto, da quello familiare a quello collettivo, possono insegnare i decantati valori del vivere in armonia con se stessi e con gli altri.

Dalle spiagge affollate ai salotti e kermesse letterari, dal “politichese” al linguaggio contratto e singolare in uso tra i giovani, le parole vengono quasi sempre usate ed abusate diventando spesso una barriera contro cui si infrange il tentativo di comprensione e di interpretazione, codici segreti di una lingua ormai in disuso.

Il filosofo greco Zenone  diceva che abbiamo due orecchie e una bocca perché è più importante ascoltare che parlare e proprio nell’antica Grecia il silenzio era considerato un obbligo all’interno delle scuole di pensiero dei pitagorici e degli orfici.

La filosofia e la religione basavano sul silenzio la meditazione e la riflessione che diventavano regole di vita per gli asceti e i monaci; le dottrine filosofiche più importanti sono state elaborate in assoluto silenzio e tuttora aderire ad esse significa intraprendere un cammino spirituale che conduce ad allontanarsi dal mondo moderno, un mondo in cui i rumori riempiono la vita ma la rendono sempre più vuota di significato e di valore.

Imparare ad ascoltare e a tacere sembrano sfide impossibili in una società che genera sempre nuove parole, che usa il rumore assordante delle discoteche per accelerare lo “sballo” dei giovani adolescenti, che incita alla trasgressione e all’aggressività verbale e fisica per decretare il potere del più forte.

La città con i suoi rumori diminuisce notevolmente la funzionalità uditiva, ce lo testimoniano le recenti ricerche che evidenziano come gli abitanti riescano a recepire soltanto suoni superiori a 50/60 decibel.

Esiste un danno fisiologico provocato da forti rumori ma l’aspetto più importante è quello della perdita della capacità di rilassarsi, di apprezzare il silenzio e recuperare il contatto intimo con se stessi.
Ascoltare ed ascoltarsi hanno bisogno del silenzio che diventa oro se ci insegna a parlare e a tacere nel momento giusto, a comunicare emozioni e sensazioni con il linguaggio del corpo, ad entrare in sintonia con la natura che ci circonda.

La psicologia ambientale studia proprio l’influenza dell’ambiente sullo stato di benessere individuale; i colori ad esempio riescono a trasmettere una vasta gamma di sensazioni ed emozioni  che possono incrementare l’attenzione, la concentrazione o il rilassamento psico-fisico.

Il periodo estivo può essere un momento ideale per rieducarci al silenzio e insegnarci a rivalutare il patrimonio di parole di cui siamo dotati, per usarlo con discrezione , senza mai eccedere e farlo diventare un terreno incolto e abbandonato.
 

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