“ Ho sempre amato il deserto. Ci si siede sulla sabbia. Non si vede nulla. Eppure qualcosa splende

nel silenzio”  ( Il piccolo principe – Antoine de Saint Exupèry)

 

 

 

 

C’era una volta un vecchio che viveva solo in una casa abbandonata. Il giorno girovagava per la città senza una mèta, poi quando era stanco si fermava su una panchina dove lasciava cadere, assieme al suo corpo carico di malanni, i miseri bagagli. Dentro buste di plastica conservava tutti i suoi averi: una sciarpa consumata, scatolette di generi alimentari, un pettine.. La memoria aveva ormai abbandonato da tempo i suoi pensieri ed anche i ricordi si erano cancellati senza lasciare traccia. Le giornate erano tutte uguali, solo il bello e il cattivo tempo rendevano più o meno sopportabile la sua vita che trascinava assieme alle scarpe ormai informi tra le strade piene di traffico dove tutto sembrava vivere al ritmo di una incessante corsa contro il tempo. Il freddo dell’inverno aveva reso più fragili i suoi pensieri che forse avevano solo bisogno di un po’ di calore per sciogliersi e ritornare a vivere. Si avvicinava il Natale, la città si era riempita di luci e colori che descrivevano forme irreali e fantastiche sui muri dei palazzi anneriti dallo smog. Quando il tramonto stava per spegnersi si alzava dalla panchina e, a passi lenti, si dirigeva verso la sua “casa” per consumare in silenzio una cena fatta di freddi alimenti conservati, alla luce di una candela che, pian piano, consumandosi, assorbiva il passato, il presente e il futuro. In un angolo, tappezzato di  cartoni e vecchie coperte si metteva a dormire e, senza avvertire più i rumori stridenti della città, i sogni aprivano finalmente le porte a un nuovo mondo, un mondo pieno di luce e felicità. Allora soltanto ricordava il suo nome e cominciava a distinguere i volti familiari, sorridenti e rassicuranti. Vedeva il mare, oltre la città, brillare sotto il sole caldo, sentiva il rumore del vento che trascinava con sé odori dimenticati…e come per incanto si sentiva felice e sicuro, forte e non più solo. Quella notte era, in un certo senso, speciale, portava con sé qualcosa di magico e irripetibile. Si sentiva talmente bene da non voler più aprire gli occhi e pregò con tutte le sue forze di non svegliarsi più.

Il giorno dopo trovarono il suo corpo rannicchiato e senza vita, sommerso da vecchie coperte e stracci. La morte lo aveva colto all’improvviso mentre inseguiva un sogno, mentre cercava di riappropriarsi di pensieri e ricordi, di nomi e oggetti familiari.

Il Natale era alle porte e la gente si affrettava per fare gli ultimi acquisti, le luci intermittenti sulle case e lungo le strade accendevano promesse cancellando  delusioni e rimpianti. Come in un sogno la solitudine e la sofferenza sembravano lontane e irreali, misere e inconsistenti.

C’era una volta… un vecchio, un uomo che non aveva imparato a sopravvivere, ma forse, solo per una notte, a sognare.

 

Il cielo è una lamiera

accartocciata su se stessa

come un bozzolo di cartapesta.

Tra la polvere e l’odore del tempo

nasce e muore una vita

e ogni angolo ferisce il ricordo

consumando i pensieri.

Pugni chiusi contro il vento

senza chiedere l’elemosina

per spegnere la sete

di un giorno già finito.

 

Laura Alberico

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