La nostra società e i ritmi frenetici a cui siamo sottoposti impongono delle regole sociali di produttività ed efficienza. C’è sempre meno tempo per rilassarsi e dedicarsi alla propria persona, anche le attività del tempo libero sono spesso “forzate” perché bisogna seguire una tabella oraria in cui le attività giornaliere sono rigidamente scansite. Gli svaghi e le vacanze sono spesso attività stressanti, mantenerci al passo con i tempi richiede un impegno fisico e mentale non indifferente. Secondo il sociologo francese Alain Ehrenberg la società attuale spinge gli individui ad assicurarsi il proprio personale successo. La depressione, come ha notato lo stesso Ehrenberg è una “ malattia della responsabilità”, uno stato di inadeguatezza per non riuscire a mantenere sempre i livelli di prestazione che la stessa società ci impone. “ La depressione è la patologia di una società in cui la norma non è più fondata sulla colpa e la disciplina, bensì sulla responsabilità e l’iniziativa. L’individuo è messo a confronto con una patologia dell’insufficienza; il depresso è un uomo in panne”. Se per Ehrenberg la depressione è il risultato della pressione della responsabilità, per il filosofo di origine coreana Byung-Chul Han è piuttosto il prodotto della pressione della prestazione. In ambedue i casi la richiesta continua di performance e di prestazioni tende ad esaurire il potenziale umano portando, soprattutto le persone che hanno incarichi di rilievo in vari ambiti sociali, a un surmenage, mancanza di tempo, stress, ansia, angoscia, stanchezza, esaurimento ed anche depressione. Il “ male oscuro” si insinua nella mente e nel corpo in modo subdolo e silenzioso, abbatte le difese personali e la voglia di reagire agli stimoli ambientali. Tutto diventa grigio e privo di valore e il percorso di guarigione è lungo e faticoso. Alla base di questa malattia ci sono non solo disturbi psicologici ma anche neurobiologici che vanno seguiti con le terapie adeguate. L’uomo depresso ha bisogno di riprendere possesso della sua persona, di riattivare quelle risorse che si sono esaurite e che rappresentano le potenzialità per vivere, nel vero senso del termine, la vita.

Laura alberico

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