Bambini contesi e sottoposti a pressioni psicologiche, questo e’ quanto emerge dai dati relativi alle coppie separate o divorziate.

Soprattutto durante l’adolescenza, periodo in cui i modelli di riferimento sono importanti e significativi, si sviluppa spesso una forma di denigrazione di una figura genitoriale verso l’altra.

I figli diventano una ” carta assorbente” dei conflitti che si generano durante la separazione, essi evidenziano una carenza di stabilità emotiva e, crescendo, hanno difficoltà a costruire una valida figura maschile, quella che secondo il neuropsichiatra infantile Bollea e’ fondamentale all’età ‘ di undici anni.

Bambini interpellati per scegliere con quale dei genitori stare vivono una profonda lacerazione, soffrono e spesso di sottraggono a queste scelte per
paura di perdere la sicurezza del legame affettivo.

Purtroppo i bambini vengono spesso usati dai genitori come un’arma per rivendicare i propri diritti, questi si ergono a giudici imparziali di colpe e mancanze relative al genitore assente. In questo contesto l’equilibrio psichico del minore tende a destabilizzarsi e le problematiche psicologiche si manifestano precocemente: insofferenza verso l’autorità degli adulti in genere e comportamenti che vanno dall’aggressivita’ o all’apatia e indifferenza. Come insegnante posso cogliere questi segnali di disagio in ambito scolastico quando i bambini che hanno una storia familiare critica sono incapaci di mantenere una adeguata attenzione e concentrazione ed anche fisicamente sono iperattivi e cercano di attirare l’attenzione in modi diversi manifestando una particolare fragilità emotiva e relazionale.

Laura Alberico

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