La discalculia è un disturbo specifico del calcolo che compare in età evolutiva e compromette il normale apprendimento del sistema numerico e la capacità di fare calcoli anche molto semplici. Essa si manifesta nonostante un’istruzione normale, un’intelligenza adeguata, un ambiente culturale e familiare favorevole; per questi motivi, principalmente, spesso viene sottovalutata, e non di rado, viene scambiata per mancanza impegno.
L’età critica di insorgenza è verso i 5-6 anni, quando il bambino, anche in concomitanza con il suo ingresso alla scuola primaria, inizia a confrontarsi con numeri e concetti matematici. Si suddivide in primaria e secondaria. Nella discalculia primaria il disturbo è rappresentato in primis da difficoltà legate alle abilità numeriche ed aritmetiche; nella discalculia secondaria il disturbo si presenta associato ad altri problemi di apprendimento, quali dislessia, disgrafia e disortografia. Importante sottolineare che la discalculia non si riferisce in modo generico a tutta la matematica, ma solo ad alcune abilità di base, che corrispondono all’elaborazione del numero e alle procedure necessarie al calcolo, sia a mente che per iscritto. Le cause che stanno alla base di questo disturbo sono tutt’ora al vaglio di studiosi e ricercatori. Pare possano derivare da uno o più fattori, dovuti a : deficit della memoria semantica; deficit del modulo numerico; deficit del mappaggio simbolico numero-quantità. Alcune ricerche hanno dimostrato che quasi la metà dei bambini e degli adulti manifestano agitazione e altri sintomi di malessere fisico durante lo svolgimento di un compito di matematica. Tali stati d’animo possono essere spiegati in base ad alcuni aspetti caratteristici della materia in questione e ad alcune credenze diffuse, quali che per riuscire sia necessario avere una particolare inclinazione e intelligenza. Il timore di non sapere come procedere, dato che esiste una sola risposta corretta, viene aggravato dall’impossibilità di ricorrere alle strategie che di solito vengono usate per migliorare la prestazione in altri ambiti. La quasi totalità delle segnalazioni di bambini con difficoltà del calcolo consiste in casi di generale difficoltà nell’apprendimento, di atteggiamento negativo nei confronti della matematica, o di generalizzata difficoltà nell’area logica, ma non di un disturbo specifico. Infatti c’è differenza tra difficoltà di apprendimento e disturbi di apprendimento. Le difficoltà, causate da elementi esterni, come un trasferimento, un cambio di insegnante, ecc., hanno un carattere transitorio e possono demotivare il bambino. I disturbi, con il loro carattere permanente e persistente, fanno parte della natura stessa del bambino e hanno un effetto sia sul suo comportamento sia sul suo apprendimento. Le conseguenze più evidenti sono l’insuccesso scolastico e la perdita d’interesse.

Quali sono gli errori più frequenti commessi dal bambino discalculo?

– ha difficoltà nel leggere e scrivere numeri complessi (quelli che contengono lo zero) o lunghi (come quelli composti da molte cifre); confonde i numeri tra loro, specialmente quelli che hanno una grafia simile (1 e 7, 3 e 8, 9 e 6); scrive i numeri al contrario; non sa attribuire significato alla distribuzione spaziale delle cifre (ad esempio, per lui 14 è uguale a 41);
– ha difficoltà nell’esecuzione delle operazioni scritte, dovuta al mancato rispetto delle regole procedurali degli algoritmi, confondendo i segni delle quattro operazioni (ad esempio, per lui 3 X 3 è uguale a 3 + 3. Per cui se gli viene insegnato che 3 X 3 = 9, lui ne deduce che anche 3 + 3 è uguale a 9, e fissa nella memoria questa associazione scorretta);
-ha difficoltà in compiti relativi all’automazione delle procedure di conteggio, come ad esempio nel contare a salti o contare all’indietro (10, 9,8..); ha difficoltà ad eseguire operazioni in colonna: non riesce ad incolonnare bene i numeri e a mantenere una ‘direzione verticale’ o ‘da destra a sinistra’ quando esegue i calcoli; ha difficoltà ad apprendere i concetti di ‘prestito‘ e ‘riporto‘ nelle operazioni a due o più cifre; ha difficoltà a memorizzare la maggior parte delle tabelline.

Cosa fare in presenza di una o più di queste difficoltà associate?
I genitori devono attivarsi in prima persona cercando di capire che cosa significa la discalculia e quale difficoltà, non solo in ambito matematico, ma anche psicologico, implichi per il loro bambino. Solo in questo modo potranno implementare e portare avanti le modalità e le strategie più adeguate per affrontare questo disturbo.

Al fine di programmare un intervento riabilitativo il più possibile individualizzato, specifico e calibrato su ogni bambino, è opportuno eseguire una valida valutazione clinica.

Naturalmente, perché l’intervento risulti efficace, deve essere effettuato il più precocemente possibile, cercando di potenziare non solo le capacità numeriche e di calcolo, ma anche le strategie compensative con cui poter affrontare in modo adeguato la problematica, complimentandosi con lui per i piccoli successi ottenuti e aiutandolo a rinforzare la sua autostima. A tal proposito, la Legge 8 ottobre 2010 n. 170 riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento, denominati “DSA”, dove il diritto allo studio di questi alunni è garantito mediante molteplici iniziative promosse dal MIUR, attraverso la realizzazione di percorsi individualizzati nell’ambito scolastico, cercando di supplire il disturbo con strumenti compensativi, quali l’uso del computer e di programmi appositi sulla discalculia, della tavola pitagorica, uso della calcolatrice, ecc.. Essenziale è poi lo sviluppo di una rete di collaboratori che vede centri specialistici, famiglia e scuola impegnati sullo stesso fronte.
Dott.ssa Rita Bimbatti, Pedagogista e Sociologa della Salute

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