LA DANZAMOVIMENTOTERAPIA PER LA PREVENZIONE E L’ACCOMPAGNAMENTO DEI DISTURBI ALIMENTARI IN ADOLESCENZA

DEFINIZIONE DI DANZAMOVIMENTOTERAPIA
La danza, intrinsecamente, possiede una triplice valenza: è attività corporea, è linguaggio corporeo, è arte, ed analogamente la danzamovimentoterapia (DMT) si pone al crocevia dei tre medesimi mondi.
La DMT risulta essere una tecnica a mediazione motoria dove il corpo, con il suo movimento, è il soggetto/oggetto dell’intervento e non può essere inteso solamente come realtà biologica, anatomicamente determinata e regolata dai principi della neurofisiologia (anche se quest’aspetto è sicuramente presente e sostanziale), ma deve essere considerato anche come corpo che vive, si muove, entrando in contatto con l’ambiente circostante (fatto di oggetti, situazioni, esperienze, stimoli, etc…), un corpo che consente l’espressione delle emozioni (è interessante notare che emozione e movimento hanno la stessa radice latina “moveo” in quanto ogni stato emotivo implica una propensione all’azione). Non è pensabile né possibile scindere le emozioni dalla loro manifestazione corporea: il nostro mondo emotivo si esprime con il corpo. E’ anche un corpo che entra in relazione con gli altri e questa interazione influenza l’immagine corporea dell’individuo che non è solamente il prodotto dell’integrazione degli stimoli sensoriali, ma è anche il risultato del proprio modo di essere presente nel mondo e dialogare con l’ambiente.
La DMT è, dunque, anche tecnica a mediazione corporea in cui l’uomo si esprime attraverso un canale non-verbale fatto di movimento, corpo e di tutte le loro manifestazioni; chi danza si mette in contatto con le sue risorse interiori per andare verso l’essenza del proprio “essere in movimento”, per trovare un moto spontaneo che lo faciliti ad esprimere emozioni, immagini, desideri, sensazioni, con l’uso di un linguaggio non verbale fantasioso, creativo, non convenzionale, diverso. L’atto del muoversi viene prima della tecnica, della regola, di codici corporei o estetici, e l’individuo, con il suo stile ed il suo carattere, rappresenta la base primaria da cui partire.
Infine la DMT è una tecnica a mediazione artistica dove il moto spontaneo diviene parte integrante del processo creativo ed artistico della danza coinvolgendo tutti i canali conoscitivi (sensoriali, capacità cognitive, esperienza, immaginazione, intuito, etc…), ed espressivi (linguaggio verbale, non verbale, artistico) con lo scopo di valorizzare l’uomo nella sua interezza. La creatività è, d’altra parte, un impulso naturale che appartiene a tutti in quanto slancio vitale che porta l’espressione umana a manifestarsi in mille maniere, che è presente sin dai primi momenti della vita infantile e che può avere effetti benefici sull’individuo ed il suo corpo in quanto aiuta a scaricare tensioni, ad esprimere sentimenti, a modulare le proprie emozioni, ad usare liberamente l’immaginazione, a condividere, a migliorare la conoscenza di sé e dell’altro, ad entrare in relazione.
La DMT è una disciplina specifica che si orienta a facilitare e promuovere l’integrazione fisica, emotiva, cognitiva e relazionale, la maturità affettiva e psicosociale dell’individuo, nonché a migliorare la qualità di vita della persona. La specificità della DMT si riferisce al linguaggio del movimento corporeo, della danza, e del processo creativo quali principali modalità di valutazione e di intervento all’interno di processi interpersonali finalizzati alla positiva evoluzione della persona, alla relazione profonda e naturale con se stessi, con gli altri e con l’ambiente.
La danzamovimentoterapia, che si collega a tutte quelle antiche tradizioni in cui la danza era uno strumento, nonché coadiuvante fondamentale, nelle pratiche di guarigione e nei rituali terapeutici, nasce come approccio clinico ma esprime anche risorse, competenze e tecniche rivolte al lavoro psicosociale, pedagogico e formativo. Associata di frequente con altre forme di cura, la DMT trova applicazione nel trattamento di numerosi disturbi psichiatrici: dalle psicosi ai disturbi d’ansia e dell’umore, dalle malattie psicosomatiche ai disturbi del comportamento alimentare e alle tossicodipendenze. La DMT è inoltre una modalità di approccio a diverse forme di handicap psichico, fisico e sensoriale. Al di là della dimensione terapeutica e riabilitativa, la danzamovimentoterapia esprime anche competenze e tecniche rivolte allo sviluppo delle risorse umane, alla prevenzione del disagio psicosociale, alla formazione ed al lavoro educativo. Nei più diversi contesti pubblici e privati (centri diurni, unità riabilitative, comunità terapeutiche, centri socio-educativi, ospedali, studi professionali, cerceri, scuole, consultori, etc..), la DMT ha trovato le basi per un lavoro strutturato sull’unità mente-corpo-relazione che incontra immediatamente il bisogno di salute delle persone.

LA DMT PER LA PREVENZIONE ED IL TRATTAMENTO DEI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE (DCA) IN ETA’ ADOLESCENTE
La danzamovimentoterapia può avere un ruolo privilegiato nel trattamento dei DCA in quanto disagi psicologici che parlano attraverso i sintomi del corpo; vi è come un isomorfismo tra la dmt, che fa ricorso a codici corporei, e la patologia alimentare, i cui sintomi si esprimono proprio attraverso il linguaggio corporeo: chi soffre d’anoressia o bulimia all’apparenza sembra adeguato a livello cognitivo e sul piano della relazione sociale ma presenta contemporaneamente un’immagine corporea distorta e delirante. La dmt, dunque, avendo un approccio esperienziale che passa attraverso il corpo ed utilizza la creatività, può risultare vantaggiosa verso queste forme di disagio alimentare innanzitutto in forza degli isomorfismi presenti che consentono di incontrare la persona coinvolta nel medesimo universo di codici simbolici, di parlare cioè il suo stesso linguaggio.
Le ragazze che sviluppano sintomi di disagio nell’alimentazione, come le restrizioni dell’anoressia, le abbuffate e l’eliminazione del cibo della bulimia o il mangiare compulsivo del binge eating, stanno in realtà cercando di affrontare sentimenti ingestibili: cadono nell’illusione che se si riuscisse ad essere belle e magre, si potrebbe raggiungere la felicità, ma in realtà, sopraffatte da un profondo disagio personale, per loro è più facile concentrarsi sul controllo del corpo, che guardare la propria sofferenza. Instaurano, così, una relazione ossessiva verso il proprio corpo; esso è un corpo irreale che ha tutte le caratteristiche dell’idealità: bello, perfetto, incorruttibile e quindi irraggiungibile. In nome di tale ideale inaccessibile, il corpo reale viene sottoposto ad un ferreo regime di disciplina, divenendo corpo-traditore, corpo-gabbia, disabitato di contenuti, portatore di bisogni scomodi e non riconosciuti: le funzioni vitali vengono negate, il corpo urla, ma rimane inascoltato, in nome di quel corpo immaginario. L’immagine corporea diviene fallata, distorta a livello percettivo e tutto ciò può portare anche a comportamenti rigidi, implacabili, o ad un’eccessiva intellettualizzazione.
Nella fase adolescenziale si verificano numerosi cambiamenti che riguardano la sfera corporea, cognitiva e sociale, e che accompagnano ogni individuo nel delicato passaggio da una condizione infantile di dipendenza ad uno stato di indipendenza ed autonomia, tipiche dell’età adulta. Questo processo non avviene sempre come un mutamento lineare ma piuttosto si configura come una vera e propria metamorfosi che porterà alla nascita di una nuova persona. Un compito importante che attende l’adolescente è quello che riguarda l’identità personale: dovrà separarsi dai genitori e dall’ambito familiare permettendosi di costruirsi come membro autonomo della società adulta per trovare “il proprio posto nel mondo”. L’adolescente ha, quindi, a che fare con sentimenti angosciosi e grosse trasformazioni che riguardano il lutto che si trova a vivere prendendo le distanze dai genitori, il bisogno continuo di conoscenza e la ricerca di identità, il non sapere cosa succederà che lo mette a contatto con inquietanti vissuti di perdita di controllo e con rimedi difensivi, il mutare del corpo e la conseguente difficoltà ad accettare la propria immagine e quindi sé stessi: è un corpo in divenire che può essere negato con aggressività oppure falsato ricorrendo a modelli idealistici di perfezione come nelle patologie alimentari. Gli adolescenti sono portati ad essere confusi, cinici, con un’idea di sé non ben definita, arrabbiati, spaventati, labili dal punto di vista affettivo oppure demotivati ed il corpo è il principale protagonista di questa “metamorfosi sofferta” alla ricerca d’affermazione.
Il benessere psico-fisico è sempre più legato al conflitto tra fisiologia umana e pressioni sociali e mass mediatiche: sembra per forza necessario un corpo giovane, bello, sano e magro che simboleggi competenza, successo, autocontrollo ed attrazione sessuale, mentre il corpo per come è nella realtà rappresenta, invece, pigrizia, mancanza di volontà, debolezza, perdita. Pertanto l’adolescenza con i suoi cambiamenti fisici è, soprattutto per le ragazze, un primo momento di vulnerabilità che può condurre ai disturbi del comportamento alimentare. Il corpo il cui fine è proteggere, contenere, sostenere, essere deposito di immagini e ricordi, colmare sentimenti, può divenire un estraneo di cui non si capisce più il linguaggio: le adolescenti non riescono a sentire autenticamente e ad interpretarne i segnali ed i bisogni, hanno una diffusa sensazione d’incapacità ed insicurezza e ciò può portare a costruire un falso sé. La danzamovimentoterapia può aiutare la giovane adolescente ad ascoltare e contattare “la voce del corpo” perché può dar forma e significato a contenuti corporei molto antichi ed arcaici dando il tempo e lo spazio alla ragazza di costruirsi dall’interno. Ritornando a casa, al proprio corpo, si mettono in movimento le sue parti più concrete, le connessioni, i suoi confini e limiti: si ricostruisce uno spazio più abitabile che migliori conseguentemente la capacità di mettersi in relazione. La dmt può aiutare ad imparare il linguaggio del corpo, può dar fiducia “all’esserci” nel qui ed ora, consente di sentire il corpo con tutte le sensazioni che può trasmettere, dona tempo e spazio a questa ricerca, sostiene la costruzione di un’immagine corporea coerente, sperimenta le linee di connessioni vitali che dal centro del corpo tornano in periferia percependo il nucleo più interno per poi trovare l’insieme di tutte le parti.
Proporre un laboratorio di dmt come prevenzione ed accompagnamento a ragazze che iniziano a soffrire o sono affette da disturbi del comportamento alimentare può aiutare le partecipanti a trovare un’altra visione di sé, riscoprendo un corpo portato di piacere ed emozioni, di possibilità di movimento gradevole e di relazioni, fonte di creatività e fantasia, in contrapposizione all’immagine di un corpo traditore, gabbia, fonte di ansia e dolore.

PROGETTO “RITORNARE A CASA: ABITARE IL CORPO”
Il progetto sarà rivolto a ragazze adolescenti o pre-adolescenti comprese tra i 12 ed i 18 anni d’età che riscontrano diagnosi o fattori di rischio legati ai disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, binge eating).
Gli incontri avranno lo scopo di prevenire, accompagnare, sostenere, situazioni di disagio corporeo legate ai DCA in età adolescente, senza pretese di cura, guarigione, trattamento o diagnosi. Scopo principale del progetto sarà quello di aiutare le partecipanti ad entrare in contatto con il proprio corpo ed a permettersi di abitarlo nella forma più armoniosa e serena possibile, riscoprendone i piaceri, le sensazioni, i desideri, i bisogni, le fatiche o le stanchezze; il laboratorio di danzamovimentoterapia offrirà, quindi, alle ragazze un’occasione di svago, distensione, confronto con compagne che vivono disagi simili, la possibilità di ritagliarsi uno spazio ed un tempo personale ed intimo dove poter provare o ricominciare a comunicare con se stesse ed il corpo all’interno di un clima piacevole, libero, non giudicante e protetto. Il progetto intende dare un piccolo contributo d’aiuto alla vasta e complessa patologia dei disturbi del comportamento alimentare accompagnando ed aprendosi all’ascolto delle ragazze partecipanti.
Il numero di partecipanti minimo richiesto sarà di 4 ragazze per un massimo di 12. Verrà effettuato un incontro di prova gratuito prima dell’inizio del laboratorio per permettere alle partecipanti di valutare con assoluta libertà la loro iscrizione agli incontri.
Saranno presenti due persone adulte: Martina, educatrice, danzatrice e specializzanda in formazione alla Scuola Quadriennale in Danzamovimentoterapia, che condurrà gli incontri, e Luisa, psicologa clinica iscritta alla Scuola di Psicoterapia ad indirizzo sistemico e danzatrice, che parteciperà attivamente e sarà figura di sostegno e supporto psicologico alla conduttrice e per le partecipanti.
Il progetto sarà segnalato a scuole, famiglie, enti socio-educativi come C.A.G (Centri d’Aggregazione Giovanile), consultori o spazi e punti d’ascolto per adolescenti o giovani, comunità educative, case alloggio, centri diurni, palestre o scuole di danza, associazioni culturali e circoli, studi privati di psicoterapia ed analisi.

FINALITA’ DEL PROGETTO
Finalità nell’ambito della salute fisica
Finalizzate ad acquisire un buon rapporto con il proprio corpo migliorandone la percezione e la consapevolezza.
• Promuovere il rispetto e la responsabilità personale nei riguardi del proprio corpo e quello degli altri.
• Identificare,riconoscere e comunicare i segnali del corpo (senso di benessere, disagio, tensione-rigidità, rilassamento, stanchezza, etc…) diventando consapevoli di potenzialità e limiti.
• Accompagnare le partecipanti in un percorso di scoperta, riattivazione ed utilizzo creativo delle proprie capacità sensoriali di base: tatto, vista, udito, gusto, olfatto.
• Esplorare ed avere consapevolezza del proprio respiro, della relazione polmoni/diaframma/addome in sovrapposizione al movimento, del proprio battito cardiaco, dei piedi che toccano terra

Finalità in ambito emotivo ed affettivo
Finalizzate ad incrementare la capacità di provare e manifestare positivamente vissuti emotivi attraverso la loro simbolizzazione a livello corporeo, il contatto fisico, il dialogo motorio, il movimento creativo.
• Favorire l’attivazione di fantasia, immaginazione, espressione, improvvisazione o coreografia spontanea, comunicazione non-verbale, insieme alle quali le partecipanti possano dar voce liberamente al proprio mondo interiore (emozioni, sensazioni, immagini, ricordi, vissuti, pensieri, etc..).
• Accrescere l’autonomia, l’autostima e la sicurezza nel lavoro individuale, in coppia ed in gruppo.
• Favorire momenti di confronto, dialogo e discussione di gruppo che diano la possibilità alle partecipanti di esprimere eventuali domande, richieste, spiegazioni, ed attivino in loro uno spirito critico ed attento.
• Favorire un contesto distensivo, piacevole, rassicurante, ludico, protetto e non giudicante che agevoli le partecipanti nel rilassarsi, abbandonarsi, ritagliarsi uno spazio ed un tempo personale ed intimo.
• Promuovere la danza come spazio transazionale che favorisca l’espressione delle emozioni attraverso la loro simbolizzazione a livello corporeo e che permetta di esprimere conflitti e vissuti profondi, indicibili verbalmente per le loro caratteristiche (senso di colpa, dipendenza, solitudine, insicurezza, scarsa autostima, etc…).

Finalità in ambito cognitivo
Finalizzate a migliorare alcune competenze ed abilità: memorizzazione, utilizzo del ritmo e della musica, invenzione creativa, verbalizzazione, lettura, utilizzo del disegno e del colore.
• Eseguire e memorizzare una breve e semplice sequenza danzata individualmente e di gruppo, sia per imitazione che per invenzion
• Imparare a strutturare gli elementi di una danza in una composizione coreografica libera, inventata dalle partecipanti, non data dalla conduttrice ma sulla base di alcuni stimoli o temi proposti.
• Imparare ad utilizzare stimoli musicali e ritmici diversi, suggeriti dalla conduttrice o portati dalle partecipanti, che favoriscano la libera creazione di movimenti ed un adattamento proprio, personale, non banale, della danza alla musica.
• Imparare ad utilizzare la verbalizzazione riservando le parole alla conclusione di ogni incontro e dando loro un momento apposito con un tempo contenuto: la verbalizzazione è importante perché può chiarire ed amplificare il vissuto di ogni partecipante (sensazioni fisiche concrete, immagini, emozioni, memorie).
• Imparare a rielaborare l’esperienza corporea facendo una transizione ed un lavoro di traduzione simbolica da codici del linguaggio motorio ad altri codici artistici come la riflessione attraverso la lettura e l’utilizzo del colore o del disegno.

Finalità in ambito relazionale
Finalizzate a migliorare la qualità delle relazioni personali di ogni partecipante (famiglia, amicizie, coppia) e delle dinamiche di gruppo interne al laboratorio volte a diminuire forme comportamentali disadattive.
• Promuovere la disponibilità al lavoro di gruppo: conoscere le regole sociali e comportamentali, collaborare con gli altri, accettare il contatto fisico. Il corpo di ognuno è qualcosa di prezioso ed il contatto fisico diviene piacevole se fatto in modo rispettoso
• Promuovere l’ascolto e l’osservazione come utili abilità da accompagnare al movimento ed alle altre capacità motorie.
• Incentivare l’uso di giochi ed esercizi simbolici, introspettivi, di esercizi dedicati al rispecchiamento, all’entrare nella danza dell’altro, a provare su di sé il movimento dell’altro, per accompagnare il percorso graduale di conoscenza di se stesse, delle compagne e della conduttrice stessa.
• Favorire il bisogno d’appartenenza abbattendo individualismi o leadership negative e paralizzanti all’interno del gruppo e cercando di mescolare il più possibile fra loro le partecipanti variando le coppie ed i gruppi di lavoro.

Finalità in ambito psicomotorio
Finalizzate a migliorare l’orientamento spaziale, la coordinazione motoria, la conoscenza del corpo e delle sue qualità di movimento, la relazione con gli altri e con oggetti.
• Saper sentire e riconoscere le varie parti del corpo, localizzare le articolazioni, i muscoli, i confini ed i perimetri corporei, le aree periferiche e quelle centrali, mettendole in coordinazione ed equilibrio.
• Saper esplorare ed eseguire qualità oppositive con movimenti pesanti e leggeri, lenti e veloci, fluidi e rigidi.
• Saper utilizzare e percepire le principali connessioni corporee legate al respiro, al rapporto centro-periferia, alla coordinazione testa-coda, all’equilibrio tra lato destro e sinistro, all’uso della controlateralità, che aiutino ad orientare le partecipanti su dove e come focalizzare l’attenzione nel corpo.
• Esplorare il movimento insieme ad una o più compagne in relazione allo spazio (vicine, lontane, sparpagliate o in gruppo), al tempo (assieme, in alternanza..), al corpo (faccia a faccia, fianco a fianco, una dietro l’altra..).
• Prendere confidenza con l’utilizzo di oggetti, mediatori di contatto e di movimento, portati dalle partecipanti o suggeriti dalla conduttrice (abiti, figure, palle, stoffe, cuscini, elastici, etc…) che favoriscano la sperimentazione di nuove forme, posture, perimetri, gestualità, posizioni e semplifichino l’ingresso nella danza. Gli oggetti mediatori sono un potente canale attraverso cui diviene più facile entrare in contatto con la propria creatività e corporeità.

Per Informazioni contattare:
• Luisa Zagarrio: luisa.zagarrio@gmail.com
• Martina Murnigotti: macimartini4@libero.it

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