E’ di questi giorni la notizia della mamma toscana denunciata per maltrattamenti in famiglia che riteneva di “educare” suo figlio.

Il bambino si era presentato con un occhio nero e la schiena dolorante in una scuola elementare della provincia di Massa.

Interroghiamoci quindi sulla validità educativa delle botte e delle misure coercitive ed aggressive.

Possono davvero essere considerati metodi educativi? Che significa EDUCARE?

Educare significa promuovere con l’insegnamento e con l’esempio lo sviluppo intellettuale e morale di una persona.

Significa cioè accompagnare all’acquisizione di adeguate competenze non solo della sfera cognitiva, ma anche e soprattutto della sfera morale; in poche parole aiutare a comprendere e distinguere ciò che è giusto da ciò che viene considerato sbagliato.

Se educo mediante un modello negativo ed aggressivo, come protranno i miei figli distinguere le condotte adeguate e socialmente accettabili da quelle che non lo sono?

Come potranno essere adeguatamente accompagnati allo svliluppo emotivo ed alla capacità di modulazione delle emozioni stesse?

Come potrò aspettarmi che sviluppino empatia, rispetto, e che prestino aiuto?

Come potranno i miei figli comprendere il limite delle proprie condotte ed essere in grado di assumersene le responsabilità? Potranno prevedere le conseguenze delle loro condotte?

NO. Non potranno.
La violenza insegna solo violenza.

Educare chiede allora al genitore di essere ed agire come valido esempio, fermo ed autorevole e mai autoriario ed aggressivo.
Un genitore capace di proporre, pensare e mantenere regole valide di comportamento, senza umiliare, frustrare, violare.
Un modello educativo democratico.

Annunci