Il pulcino nero, tutto sventura e lamentele, è il simbolo di una sindrome centrata sul tema del vittimismo.

A ciascuno di noi è capitato di sentirsi oggetto di ingiustizie, sfortuna, aggressioni gratuite.
Quando però mi convinco che questa sia una condizione stabile per la mia persona, che quindi tutti e tutto si accaniscano contro di me, posso sviluppare una credenza disfunzionale denominata Vittimismo.

Che cos’è il vittimismo?

Secondo la definizione dell’enciclopedia Treccani è “l’inclinazione a fare la vittima, cioè a considerarsi sempre oppresso, perseguitato, osteggiato e danneggiato da persone e circostanze, e a lamentarsene.”

Il vittimismo non ha a che fare con una reale condizione di vittimizzazione; in questo caso infatti la persona presume e si convince di essere oggetto di sorte negativa e di manovre avverse altrui.
Sulla base di questa convinzione la persona orienta comportamento e scelte e tenderà a interpretare ogni evento alla luce di questa prospettiva.

“Tutte a me capitano”; “sempre io ci vado di mezzo”; “lo sapevo che alla fine era colpa mia”; “pago sempre io per tutti”.

Quali vantaggi?

Costruendo l’immagine di vittima, la persona può ottenere benefici secondari quali tolleranza,affetto, protezione.
Può persino indurre negli altri un senso di colpa capace di manipolare il clomportamento altrui, di tenere gli altri in scacco.

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