Stendere a terra un ignaro passante, essere ripreso dai compagni e postare tutto sul web, è questo il nuovo “gioco” che sta avendo un grande successo negli Stati Uniti.

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Anche in Italia ( è notizia di alcuni giorni fa) si è verificato questo. Durante la movida romana, quando gruppi di giovani fanno le ore piccole e sballano mischiando droghe e alcol, un ragazzo ha emulato questo comportamento.

Ci troviamo di fronte purtroppo ad un tipo di violenza puramente gratuita, non esiste più nemmeno la provocazione, una parola di troppo che fa arrivare alle mani e che in qualche modo potrebbe giustificare l’aggressività.

I ragazzi cercano di stupire ad ogni costo, di stravolgere i significati e il senso dell’alterità, di provare soddisfazione e piacere dalla visibilità che un gesto così inspiegabile e improvviso può produrre nel gruppo dei pari.

Una cultura dell’immagine nella quale la persona come individualità non esiste, essa si deforma e si annulla nell’indifferenza e nell’apatia per risorgere come una araba fenice dai primordi dell’evoluzione della specie.

Una sorta di involuzione che cancella i progressi lenti e graduali del genere umano e che mette a nudo una violenza di nuovo tipo, quella in cui l’istinto alla sopravvivenza nasce e si rafforza come strumento di violenza gratuita.

Il pane quotidiano che i mezzi di comunicazione offrono diventano modelli da emulare e, come in questo caso, il knockout è un altro pugno alla civiltà e alla cultura della vita.

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