Il cyber bullismo ha fatto un’altra vittima, si chiamava Aurora e questo nome scuote le coscienze perché rappresenta il simbolo di un nuovo giorno che non ha il colore tenue di un acquarello di adolescente alla ricerca della propria identità.

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Identità negata e respinta dai suoi pari, i compagni che la disprezzavano etichettandola con parole forti, quelle parole che feriscono senza lasciare tracce visibili ma che sono capaci di chiudere le porte alla vita.

Si fa spazio un medioevo delle idee, una caccia alle streghe che viaggia sui canali del web, un insidioso flauto magico che attira e crea una rete di consensi sempre più ampia, una rete nella quale la fragilità e le insicurezze vengono catturate e imprigionate come farfalle dalla breve vita.

C’è una cronaca che non vorremmo mai ascoltare ne’ leggere, quella che recide il cordone ombelicale con la vita, un diritto che viene negato e che si piega sotto il peso di parole che hanno lo scopo di emarginare chi non è considerato alla stregua degli altri.

La diversità fa paura, e’ l’anello debole di una società alla ricerca continua di una perfezione estetica spesso gonfiata dai mass media e dalla pubblicità che ha come solo scopo quello di dettare, quantificare e attribuire il valore del mercato.

Aurora ha vissuto in un attimo il suo precoce tramonto, si è lanciata dalla finestra ma, nonostante tutto, ha lasciato il suo messaggio di speranza salutando con affetto i pochi ma veri amici che le hanno voluto bene.

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