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Negli ultimi decenni l’uso di video giochi ha conosciuto un rapido sviluppo. Come ha affermato il sociologo Alberto Abruzzese “i videogiochi sono la nostra più avanzata frontiera e il nostro più affascinante futuro” .

Troviamo una console domestica in oltre il 60% delle famiglie. La media per domicilio è pari a 1,56 e oramai due utenti su tre utilizzano sistematicamente il gioco online.

 Oltre la metà dei minorenni italiani possiede una console e, durante gli ultimi anni, questo tipo di intrattenimento ha preso progressivamente il sopravvento sulla televisione, a cui ha sottratto molte ore sia durante la giornata che nel corso delle ore serali.

 Da ormai un decennio anche il mondo dell’educazione si sta orientando e aprendo verso questo mondo: i videogiochi sono pensati come una risposta ai nuovi bisogni di una generazione che è nata e cresciuta in un ambiente caratterizzato da un uso sempre più diffuso e coinvolgente delle tecnologie digitali (i nativi digitali).

 videogiochi

Ma ci sono dei rischi?

Si è molto parlato dei possibili pericoli connessi all’uso dei videogiochi: la dipendenza, l’estraniamento dalla realtà, l’utilizzo di videogiochi non adatti all’età, l’esposizione a contenuti violenti.

Ad esempio uno studio condotto dall’Università di Indianapolis ha mostrato che “bastano” 10 ore di videogames violenti nell’arco di una settimana perché le aree cerebrali che controllano i comportamenti aggressivi riducano la loro attività. È stato dimostrato che dopo la sospensione del gioco l’attività cerebrale tornava a essere normale. Ai ricercatori è rimasto il dubbio di cosa possa succedere al cervello umano dopo anni di stimolazioni di questo tipo.

Ma i video game sono solo un male? Molte ricerche hanno mostrato gli effetti positivi che alcuni videogiochi possono avere sulle funzioni cognitive.

Per esempio in una review dell’Università di Auckland pubblicata sulla rivista Frontiers in Psychology è stata esaminata la letteratura scientifica relativa a quasi 50 studi pubblicati in oltre di 28 anni. I risultati hanno mostrato che i videogiochi possono stimolare una vasta gamma di funzioni cognitive come la coordinazione oculo-manuale, la visualizzazione spaziale, l’anticipazione visiva e i tempi di reazione.

Inoltre, molto recentemente, uno studio ha trovato una correlazione positiva tra la quantità di tempo speso giocare ai videogiochi e lo sviluppo di alcune aree del cervello .

I risultati, pubblicati sulla rivista PLOS ONE, rappresentano una spiegazione biologica agli studi precedenti che hanno dimostrato che i video-giochi possono migliorare determinate abilità visive e che impegnarsi in videogiochi strategici possa anche migliorare la memoria e il ragionamento.

In questo studio il team di ricercatori, usando la risonanza magnetica per esaminare i cervelli di 152 adolescenti, ha trovato una correlazione positiva tra le ore trascorse a giocare ai videogiochi e lo spessore corticale di due aree del cervello: una coinvolta nel processo decisionale e di pianificazione strategica, l’altra implicata nel movimento degli occhi e l’allocazione dell’attenzione visuo – spaziale.

Quindi? Videogiochi sì o videogiochi no?

Il focus della questione sta forse nelle modalità di utilizzo di questi strumenti d’intrattenimento.

Ci sono alcune accortezze da tenere presenti riguardo ai videogiochi che ci permettono di non demonizzarli e utilizzarli in modo non dannoso.

Innanzitutto ricordiamoci che un bambino o un adolescente può non essere in grado di autoregolarsi e quindi è necessario che un adulto imponga dei limiti di orario ed eventualmente di selezione del gioco.

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Alcuni consigli pratici:

1.  Collocare le console e/o i computer in una stanza dove sia possibile controllare il gioco scelto e il tempo dedicato;

2.  Definire una regola che renda chiari al bambino o al ragazzo gli orari in cui potrà giocare;

3.  Fare sempre rispettare questa regola, anche se a volte potrebbe far comodo impegnarli per qualche ora;

4. Non abituarli,  se hanno console portatili, a portarle ovunque andiate insieme in famiglia, potrebbe rappresentare un’abitudine dalla quale poi sarebbe difficoltoso prendere le distanze; ricordiamo loro che ci sono momenti per il gioco e momenti per altre attività, come passare del tempo in famiglia;

5.  Parlate dei videogiochi con i vostri figli, fatevi raccontare cosa piace loro e provate a giocarci: questo vi farà capire se sono adatti o meno alla loro età;

6.  Ricordatevi che esiste una classificazione, la classificazione Pegi, impressa in ogni videogioco venduto, che rappresenta il metodo di classificazione dei videogiochi in base all’età e al contenuto adatto o meno ai bambini.

 

 

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