NASCITA DEL SE’, RISPECCHIAMENTO E FUNZIONE RIFLESSIVA

– BATEMAN E FONAGY descrivono la nascita del sé psicologico come un processo interattivo di rispecchiamento
– Più l’adulto è aperto riflessivo e curioso, empatico e comunicativo verso lo stato mentale del bambino, più questo si sente capito
– Più si sente capito, maggiore è la comprensione che raggiunge del comportamento psicologico delle altre persone

Nei primi mesi di vita il neonato sperimenta uno stato del sé non psicologico. Il mondo è rappresentato in termini somatici. Per poter sviluppare un sé psicologico (dai 6 mesi) , riflessivo, necessita di una persona che rifletta il suo stato mentale e pensi a lui come essere pensante.
Il genitore quindi RIFLETTE sul proprio bambino, rappresentandosi i suoi pensieri, bisogni, intenzioni, cerca di interpretarli e comprenderli. Al tempo stesso l’adulto esplicita i propri processi mentali, traducendoli in espressioni del volto azioni e linguaggio, così che il bambino possa riconoscervisi e identificarvisi.

– il bambino SVILUPPA UN’IMMAGINE DI SE’ SPECULARE ALLA RAPPRESENTAZIONE CHE IL CAREGIVER HA DI LUI.
– il bambino ATTRAVERSO L’INTERNALIZZAZIONE DELLA RAPPRESENTAZIONE DEL SUO CAREGIVER FORMA IL SUO SE’ PSICOLOGICO.

Quindi se il caregiver è sufficientemente risolto, non turbato da preoccupazioni eccessive, se ha relazioni sufficientemente buone, allora la sua attenzione può essere rivolta adeguatamente al bambino e nel suo mondo interno ci sarà spazio per una rappresentazione adeguata e realistica del bambino. In sostanza, un attaccamento sicuro media positivamente questi processi.
Viceversa, se caregiver è in balia di sentimenti e emozioni irrisolte, ciò non facilita la costruzione di una rappresentazione adeguata dello stato mentale del bambino e il rispecchiamento fallisce. Così il bambino non trova se stesso nell’altro, ma si rispecchia in un’immagine di sé assente ed ostile, legata ad un’erronea rappresentazione del caregiver, sviluppando a sua volta un’immagine di sé inadeguata.
In sostanza, quando fallisce la funzione riflessiva, l’espressione del sè viene continuamente fraintesa dal bambino con lo stato mentale del genitore (aggressivo, ostile, dissociato, impotente) per cui si percepisce a sua volta come aggressivo, ostile etc, confondendo il proprio sé con lo stato mentale del genitore. ES: bambino maltrattato, sviluppa rappresentazione del sé coerente con gli stati mentali rabbiosi del genitore. Si sentirà quindi spaventato, rabbioso, vulnerabile, senza possibilità i aiuto e svilupperà immagine di sé come ingovernabile, spaventoso, persecutorio. I genitori infatti evocano in loro la paura e al tempo stesso falliscono nel riconoscerla dunque non riescono a modularla.

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