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Il termine “Workaholism” indica una patologia che si colloca tra le cosiddette “nuove dipendenze” e si riferisce all’incapacità di smettere di lavorare, utilizzando gli impegni e le attività allo stesso modo di una “sostanza”, accusando quindi veri e propri sintomi (irritabilità, depressione, ansia) nei momenti in cui non ci si sente impegnati nell’attività lavorativa. Il lavoro diventa una vera e propria ossessione che ha pesanti effetti sulla persona, primo fra tutti un isolamento progressivo dagli altri e un’indifferenza preoccupante verso tutti gli altri ambiti di vita non correlati al lavoro.

Questa sindrome però non viene sempre riconosciuta, anche perché viene spesso rinforzata dalla nostra società che apprezza e incentiva il super lavoratore, loda la sua efficienza e premia la sua iper-disponibilità contribuendo a consolidare in lui la percezione della sua assoluta indispensabilità, oltre ad accrescere la sua autostima e spingerlo verso l’assoluto perfezionismo.

Come si riconosce un lavoratore Workaholic? Alcuni dei sintomi sono i seguenti:

  • Eccessivo tempo dedicato al lavoro (almeno 12 ore al giorno);
  • Sintomi di astinenza quando non si può lavorare (ansia, attacchi di panico, disturbi dell’umore);
  • Preoccupazioni  frequenti e ricorrenti su questioni lavorative;
  • Incapacità ad assentarsi dal lavoro anche per malattia;
  • Impoverimento della sfera relazionale e affettiva.

Di solito il dipendente da lavoro nega nel modo più assoluto di avere un problema. Questo è l’aspetto più allarmante: i familiari e colleghi che si mostrano preoccupati vengono derisi e allontanati, le relazioni sociali e affettive subiscono così gravi effetti (uno di questi ad esempio è il divorzio o la separazione).

Le cause del Workaholism possono essere svariate, di solito però una caratteristica comune è l’esser cresciuti in un ambiente che lega l’amore genitoriale all’eccellenza delle prestazioni, il bambino impara quindi che per essere accettato deve dare il massimo. La dipendenza da lavoro non è quindi una scelta consapevole ma una vera e propria necessità.

L’attaccamento al lavoro, quando è sano, è fonte di gratificazione personale, stimola la nostra crescita e ci spinge all’autorealizzazione. Se però facciamo dipendere il nostro valore personale unicamente ed esclusivamente da uno solo dei possibili ambiti della vita rischiamo di vivere in una costante tensione per paura di fallire (è come se puntassimo tutto il nostro patrimonio su un unico numero della roulette).

Il dipendente da lavoro deve abbracciare in sostanza un nuovo modo di percepire il suo valore personale, abolire la convinzione di valere in base a quanto produce, spostarsi verso una filosofia di vita che lo renda consapevole di dover lavorare per vivere e non il contrario.

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