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Le malattie mentali gravi riducono l’aspettativa di vita da dieci a vent’anni, in maniera  equivalente o peggiore di quello che accade per chi fuma dalle venti sigarette in su al giorno. Un team di ricercatori della Oxford University è giunto a questa conclusione attraverso la meta-analisi di circa 20 studi clinici.

 Lo studio in questione, pubblicato nella rivista World Psychiatry, ha indagato il rischio di mortalità per una serie di disturbi, includendo problemi di salute mentale, abuso di sostanze e alcool, demenza, disturbi dello spettro autistico e disturbi del comportamento in età evolutiva.

L’autore della ricerca, il Dott. Seena Fazel, ha affermato che probabilmente ci sono diverse ragioni che spiegano i risultati, primo tra tutti il fatto che i comportamenti ad alto rischio sono purtroppo comuni tra chi soffre di patologie psichiatriche. Egli ha inoltre sottolineato come lo stigma che interessa chi soffre di malattie mentali può essere causa di una mancata presa in carico quando è necessario l’intervento di un medico. Un altro problema riguarda  la tendenza a separare la malattia mentaleda quella fisica: Molti problemi di salute mentale hanno anche conseguenze fisiche, e la malattia mentale peggiora la prognosi di una serie di malattie fisiche, in particolare le malattie cardiache, il diabete e il cancro” spiega il DottorFazel. La salute mentale e fisica non dovrebbero essere considerate separatamente e le azioni di cura dovrebbero interessare la persona nella sua totalità.L’autore ritiene anche che questa spiacevole tendenza possa essere invertita migliorando i servizi di salute mentale e di assistenza sociale[1].

Recentemente, l’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha effettuato uno studio per valutare la diffusione delle malattie nel mondo ed i relativi costi socio-economici.
Lo studio ha evidenziato che i disturbi relativi alle malattie mentali rivestono un’importanza crescente in tutti i Paesi industrializzati sia per il numero dei soggetti colpiti, sia per l’elevato carico di disabilità e di costi economici e sociali che comportano per le persone colpite e per i loro familiari.

Anche in Italia, come in altri Paesi industrializzati, i disturbi mentali costituiscono una delle maggiori fonti di carico assistenziale e di costi per il Servizio Sanitario Nazionale; si presentano in tutte le classi d’età, sono associati a difficoltà nelle attività quotidiane, nel lavoro, nei rapporti interpersonali e familiari e alimentano spesso forme di indifferenza, di emarginazione e di esclusione sociale.

I risultati di queste ricerche suggeriscono la necessità di politiche e interventi di tipo preventivo, basati su evidenze scientifiche, atti a promuovere la salute mentale e a scongiurare l’insorgenza delle patologie.

“Quello che è essenziale in un’organizzazione sanitaria: un lavoro di prevenzione, perché il futuro dell’organizzazione, ovunque nel mondo, non è la creazione di nuove strutture ospedaliere, ma di reti di servizi preventivi.”

Franco Basaglia, Conferenze brasiliane, 21 novembre 1979

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