trattato

Il volume che nel 1916 rivoluzionò il sapere psichiatrico torna, con un’edizione aggiornata, a mediare nozioni essenziali per la prassi medica. Traducendo la modernità del grande medico svizzero, il “Trattato di psichiatria” si pone al servizio di una scienza più umana: curare con dignità, accettare il decadimento.

Nel Grand Soir del pensiero, momento storico in cui il “sospetto” s’insediava nei vasti settori della cultura, il medico svizzero che coniò il termine “schizofrenia” effettuò un’innovativa sistematizzazione del sapere psichiatrico. Era il 1916 l’anno in cui Eugen Bleuler diede alle stampe il Trattato di psichiatria – qui proposto secondo la quindicesima edizione (Editrice La Scuola, pp. 1120, euro 59), stabilita e debitamente aggiornata nel 1982 dal figlio dell’autore, Manfred Bleuler (1903-1994) –, un volume che tutt’oggi fa da corollario ai materiali di studio per universitari.

Con la giusta dose di scetticismo, in queste pagine Bleuler si propone di unificare metodologicamente due approcci spesso distinti nella pratica clinica: quello “statico”, scientifico-osservativo – orientato alla classificazione delle patologie e all’analisi della loro incidenza statistica presso la popolazione, secondo un modello maggiormente prossimo a quello delle scienze naturali – e quello “dinamico” ed “esistenziale”, in cui l’accento è posto sulle interazioni tra individuo e ambiente.

Forte di questo metodo, Bleuler mira a liberare la medicina da quello che egli stesso definisce come “pensiero autistico”: «un pensiero cioè – spiegano Francesco e Guido Ghia, curatori dell’opera – le cui leggi specifiche fanno astrazione dalla logica (realistica) delle cose e che non cerca la verità, ma unicamente la realizzazione di desideri inconsci». Pur con il suo stile nüctern (distaccato ed asciutto), lo psichiatra, infatti, porta alla luce i limiti oggettivi della scienza medica, per poter tornare ad una disciplina – certamente umana, sicuramente fallibile – che porti i pazienti ad accettare la propria realtà dolorosa, rielaborando «come dato esistenziale il proprio decadimento».

Dall’affettività ed i suoi “differimenti”, alla suggestione del singolo e di massa, sino alla delimitazione e alla critica del concetto di ‘malattia mentale’, Bleuler scandaglia stati e stadi della mente umana, soffermandosi anche su capitoli ‘scomodi’. Come l’isteria che, presente ancora oggi, con i suoi “effetti drammatici”, è virata nella concezione comune da patologia ad insulto, o la psicopatia che, «sebbene la maggioranza degli psicopatici e, anzi, molti di loro siano moralmente di alto livello», ne ha seguito la stessa infausta sorte. Anche l’omosessualità trova spazio nel Trattato di psichiatria, con supposizioni circa genesi ed accezioni, interrogandosi sull’insicurezza dell’individuo circa le proprie pulsioni sessuali.

Un volume solido, questo, che, grazie a “concetti nitidi”, aiuta i neofiti della disciplina psichiatrica a mediare nozioni essenziali per la prassi medica.

«Una psicopatologia è paragonabile a una cartina di un esteso e ricco territorio che è attraversato solo da poche vie percorribili»

Eugen Bleuler, Trattato di psichiatria

Eugen Bleuler (1857-1939) ha definito per primo disturbi psichici come la schizofrenia, la paranoia e l’autismo. Ha legato il suo nome soprattutto alla clinica psichiatrica zurighese di Burghölzli, nella quale ebbe tra i suoi assistenti anche Carl Gustav Jung. Tra i suoi lavori tradotti in italiano Dementia praecox o il gruppo delle schizofrenie (NIS, 1985). Presso La Scuola, a cura di Francesco e Guido Ghia, La psicanalisi di Freud (2011).

Francesco e Guido Ghia hanno al loro attivo numerose pubblicazioni, traduzioni e curatele. I loro principali campi di interesse vertono in particolare sulla storia della cultura tedesca tra il XIX e il XX secolo. Per La Scuola hanno curato l’edizione del saggio di Eugen Bleuler, La psicanalisi di Freud (2011).

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