La comunicazione è uno scambio interattivo osservabile fra due o più partecipanti, dotato di un certo grado di intenzionalità reciproca e di un certo grado di consapevolezza, capace di far condividere un determinato significato sulla base di sistemi simbolici e convenzionali.
Gregory Bateson (1904-1980) – Antropologo, Sociologo, Cibernetico, negli anni Settanta, ha sottolineato come gli individui attraverso la comunicazione giocano la propria identità.
La comunicazione risulta essere costituita di due parti: la comunicazione che riguarda i contenuti scambiati e la metacomunicazione, che è un sovrastrato comunicativo che ha per oggetto la comunicazione di tipo contenutistico.
In questo modo la metacomunicazione fornisce un quadro di riferimento per la comunicazione.
Tramite la comunicazione si definisce la relazione interpersonale e si definisce sé e l’altro.
I messaggi costituiscono una sequenza ininterrotta di stimoli, risposte e rinforzi, che danno luogo a una modalità comunicativa di cui è difficile individuare l’origine.
Il flusso della comunicazione può dar luogo a conflitti in quanto gli individui tendono a linearizzare e a segmentare arbitrariamente il processo circolare e continuo della comunicazione.
Bateson ha sviluppato la teoria del doppio vincolo (o doppio legame) :un tipo di comunicazione caratterizzata da messaggi contraddittori e paradossali che, nel contesto di una “relazione importante”, possono generare patologie.
La comunicazione quindi non è solo costituita da atti verbali volontari, bensì implica una moltitudine di componenti
Dagli studi di Bateson, nelle famiglie disfunzionali prevaleva l’incongruenza a livello di comunicazione, per cui cercò un costrutto teorico che potesse spiegare questa modalità interattiva e formulò la sua teoria .
Come esempio Bateson riporta l’episodio della madre che dopo un lungo periodo rivede il figlio, ricoverato per disturbi mentali.
” Contento di vederla , le mise d’impulso il braccio intorno alle spalle, al che ella si irrigidì. Egli ritrasse il braccio e la madre domandò “non mi vuoi più bene?” Il ragazzo arrossì e la madre disse ancora “Caro, non devi provare così facilmente imbarazzo e paura dei tuoi sentimenti” .
Il paziente rimase con la madre pochi minuti ancora e, dopo la sua partenza, aggredì un inserviente e fu messo nel bagno freddo” (incongruenza del messaggio materno e incapacità del figlio di commentarlo direttamente e chiaramente)

A livello di comunicazione implicita (il gesto di irrigidimento) la madre esprime rifiuto per il gesto d’affetto del figlio, invece a livello di comunicazione esplicita (la frase detta in seguito), la madre nega di essere la responsabile dell’allontanamento, alludendo al fatto che il figlio si sia ritratto non perché intimorito dall’irrigidimento della madre, ma perché bloccato dai suoi stessi sentimenti; il figlio, colpevolizzato, si trova impossibilitato a rispondere.
Le condizioni chiave perché si verifichi una tale situazione:
1. devono esserci due o più persone, una di queste è la “vittima designata” e l’altra la persona che “lega”; (figlio= vittima, madre= persona che lega)
2. l’esperienza deve essere ripetuta nel tempo;
3. esiste un’ingiunzione primaria negativa. (movimento del corpo della madre: “non provare amore per me”)
4. c’è una modalità di comunicazione verbale ed una analogica che contraddice nettamente la prima e che manda segnali tali da minacciare la sopravvivenza della vittima; (“Tu dovresti esprimere amore per me”)
5. c’è un “comando” nella comunicazione analogica che impedisce alla “vittima” di abbandonare il campo; (“Non commentare la mia incoerenza, non notare che io ho difficoltà a decidere se avere o meno una relazione con te”)
6. quando tutti gli elementi vengono sperimentati per un po’ di tempo diventano automatici e si instaura un vero e proprio schema di “doppio legame”.
Nessuno dei due membri è responsabile del proprio comportamento, il tutto è circolare e non viene ricercata una causa e un effetto.

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