La famiglia può essere definita un sistema emozionale inserito in una sequenza di fasi che caratterizzano il ciclo di vita di una famiglia. Il passaggio da una fase all’altra può essere caratterizzato da crisi di sviluppo.

1) FORMAZIONE DELLA COPPIA
La fase della costituzione della coppia richiede la definizione della nuova unità in formazione, scelta del partner in primis, la messa in comune, la contrattazione delle regole (organizzazione del menage, della quotidianità, con adattamento reciproco e creazione di regole funzionali alla nuova realtà) la separazione e il distacco dalla famiglia di origine (separazione emotiva); la ridefinizione con la parentela e i gruppi di amici. A volte si portano nella coppia ideologie della propria famiglia d’origine senza esserne consapevoli e su queste ci si scontra con il partner. Non di rado un partner manifesta incapacità o impossibilità di separarsi dalla famiglia di origine e di formare un’identità di coppia.

2) NASCITA DEL BAMBINO PICCOLO
Potrebbe rappresentare un evento critico. In questa fase avviene un salto generazionale causato dall’assunzione del ruolo genitoriale. Questo passaggio riattiva nei genitori ricordi emotivamente significativi, modalità di cure e di relazione ereditati dalla propria famiglia, orientando lo stile relazionale con il figlio.
Il figlio si aggiunge al sistema ristrutturandolo e trasformandolo. I neo genitori devono sistemare i confini del sistema di coppia includendovi anche il ruolo di cura materno e paterno. Devono riconoscere al partner il ruolo genitoriale e aprire nella coppia uno spazio per il bambino. Devono quindi riuscire a disimpegnarsi dalle diadi per reimpegnarsi nelle triadi.
Modelli di attaccamento sicuri consentono agli individui di sentirsi amati e pensati anche se non coinvolti direttamente in una relazione, dal momento che si trova il proprio posto nella triade, si accettano e valorizzano gli scambi diadici. E’ anche importante non trascurare il sottosistema coniugale, investendo solamente in quello genitoriale.
Questo momento dà anche la possibilità di arricchire il rapporto con i propri genitori, legittimando reciprocamente i nuovi ruoli: neo genitori, neo nonni.
Entrano in pista i neo-nonni, diventa quindi importante gestire l’autonomia rispetto al loro intervento, incrociata al sostegno importante da loro fornito. Spesso si creano difficoltà nella gestione dell’educazione del figlio anche in relazione al rapporto con le famiglie d’origine.
Quando i due genitori non sono riusciti a realizzare una consolidata identità di coppia, con la separazione emotiva dalle proprie famiglie di appartenenza, l’arrivo di un figlio determina uno squilibrio difficile da gestire: il figlio può venir utilizzato come canale per ridefinire le relazioni tra i due partner, tra questi e le famiglie di origine.
Il bambino diventa ben presto un membro attivo della famiglia, realizzando la sua appartenenza ad essa, ma anche la sua progressiva autonomia.
Le pratiche educative adottate dai genitori devono essere coerenti tra loro e funzionali alla crescita individuale e alla socializzazione.
Quando una coppia è troppo giovane o psicologicamente impreparata, l’arrivo di un bimbo crea uno squilibrio difficile da gestire. I genitori finiscono per scaricare sul bambino le proprie aspettative e le proprie inadeguatezza perché rivivono in lui il proprio ruolo mai risolto di figli infelice.
I bambini sembrano avere delle “antenne” con cui captano immediatamente le debolezze dei genitori e sanno utilizzarle per il proprio vantaggio immediato.

Un nuovo fattore di crisi potrebbe essere determinato con l’inserimento del bambino nella scuola: ora avviene il primo confronto della famiglia con il sistema sociale, che può offrire una conferma delle proprie capacità educative e formative e delle regole che ha messo in atto; può subire critiche, attacchi e squalifiche. Da ciò deriveranno la tendenza ad aprirsi all’esterno o, viceversa, a chiudersi ed isolarsi sempre più.

3) FAMIGLIA CON FIGLI ADOLESCENTI
Fase in cui è fondamentale la capacità di flessibilizzarsi, perché il ragazzo diventa autonomo ed inizia a definire sé stesso attraverso la relazione con il gruppo dei pari. Si assiste a mutamenti a carico dell’intero nucleo. La coppia genitoriale deve da un lato favorire nel figlio un processo di svincolo, dall’altra deve garantire una base sicura che consenta al ragazzo di entrare ed uscire dal sistema seguendo le spinte dei movimenti emancipativi.
L’adolescente chiede assistenza e accudimento, ma al tempo stesso necessita autonomia e libertà. Si parla di simbiosi ambivalente (Gilson), per intendere l’ambivalenza dei bisogni che emergono in adolescenza. Importante è, anche in questa fase, tutelare il sottosistema coniugale che ha bisogno di soddisfare reciproci bisogni di intimità e protezione.
In questa fase le famiglie d’origine hanno genitori quasi anziani, dunque è più difficile contare sul loro sostegno.
Alcuni genitori, inconsciamente, possono ostacolare la crescita dei figli per non affrontare l’angoscia del cambiamento e favoriscono i comportamenti regressivi del figlio: se il figlio è ancora bambino anch’essi sono ancora giovani.

4) FAMIGLIA CON FIGLI ADULTI
Il figlio si stacca in coppia o per vivere da solo, si crea il nido vuoto, riemerge la coppia perché i genitori restano soli. Si assiste alla ridefinizione dei legami per l’ingresso di nuore e generi in famiglia, quindi serve un allargamento dei confini familiari.
La relazione con il figlio dovrebbe orientarsi alla simmetria. La coppia genitoriale con figlio adulto può ora investire nella coppia e nelle relazioni sociali.

5) FASE DEL PENSIONAMENTO E DELLA VECCHIAIA
Si tratta di una fase caratterizzata da un carico molto elevato: le problematiche di attaccamento vengono a galla perché si accudiscono i genitori anziani e perché l’anziano vede il suo decadimento. Emergono quindi quegli aspetti di attaccamento che c’erano nella fase del bambino.
I momenti critici dell’ultima fase del ciclo di vita della famiglia sono costituiti dalla malattia, dal pensionamento e dalla morte. L’ultima fase sarà vissuta con serenità o con dolore a seconda del modo in cui sono state attraversate le fasi precedenti.
Il pensionamento di uno o di entrambi i coniugi provoca un disequilibrio interno della coppia, perché richiede una rinegoziazione delle regole, una ridefinizione dei compiti e degli spazi individuali, un coinvolgimento in una prospettiva di realizzazione di sé attraverso gli altri, la propria partecipazione alla vita dei figli e dei nipoti.
I genitori della coppia devono accettare il distacco dei figli e soprattutto accettarsi nel nuovo ruolo di “genitori dei genitori”. Se i due partner non sono riusciti a definire correttamente la distanza rispetto alle famiglie di origine, i loro genitori, non essendo riusciti a mettersi in discussione come genitori di 1° generazione, negheranno le capacità genitoriali dei loro figli, svalutandone le prestazioni, tendendo a sostituirsi a loro e a sopravalutare i propri interventi.
Qualora i genitori anziani dovessero accettare a fatica il ruolo di “nonni” preferiranno proporsi come genitori dei loro nipoti anziché dei loro figli.
In tal caso il bambino diventerà terreno di scontro tra i nonni e i genitori: attraverso di lui ridefiniranno le loro reciproche relazioni.
I coniugi devono accettare le perdite, i lutti, la perdita degli affetti, la mancata realizzazione dei desideri; adeguarsi alla riduzione dell’efficienza fisica e affrontare l’idea, sempre più vicina, della morte. Essi devono evitare di dedicarsi esclusivamente ai nipotini, con le inevitabili incoerenze educative che ne derivano. I figli devono saper offrire sostegno ai genitori anziani ed assisterli nelle loro necessità, mantenendo la propria autonomia. Essi devono aiutarli a coltivare degli interessi, mantenere ed accrescere le loro relazioni sociali, realizzare qualcuno dei progetti accantonati negli anni precedenti.

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