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Le diverse forme di violenza che si verificano in famiglia o tra coetanei ci pongono il problema di analizzare il tipo di legame che intercorre tra chi subisce e chi è il prevaricatore.

Si parla di rapporto simmetrico quando entrambe le persone si pongono sullo stesso piano, esiste tra di esse uno scambio paritario di emozioni e di empatia che genera comprensione ed accettazione, disponibilità ad accogliere il vissuto personale dell’altro senza riserve.

In ambito relazionale e’ molto difficile raggiungere questo equilibrio ideale, spesso ogni persona tende ad idealizzare la figura di riferimento trasferendo in essa le proprie aspettative e desideri.

E’ molto frequente che le scelte affettive si verificano per una sorta di meccanismo di compensazione cioè vedere o cercare nell’altro le componenti personali che non si possiedono.

Non di meno bisogna sottolineare che il bagaglio delle proprie esperienze rappresenta un filtro importante per esprimere la propria personalità, si spiega così come la violenza appresa possa generare altra violenza in un contesto che afferma la ciclicità della relazione sbilanciata.

Il rapporto asimmetrico e’ un legame disfunzionale e non equilibrato che crea dipendenza psicologica dalla quale e’ difficile liberarsi.

Entrambi i soggetti, vittima e carnefice, sono due facce di una stessa medaglia che esprime sia l’ ambivalenza che le contraddizioni di una società nella quale il tessuto collettivo si è impoverito e degradato.

 

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