convegno_alzheimer_VillaggioAmico

Oggi a Milano medici, psicologi, operatori sanitari e comunicatori hanno affrontato il tema di come comunicare l’Alzheimer in famiglia e nell’ambito sanitario. Dal convegno, organizzato dal centro sanitario polifunzionale lombardo Villaggio Amico, è emerso che attualmente in Italia le persone affette da demenza siano circa 800mila e i nuovi casi all’anno circa 120mila (dati Alzheimer Italia).
Nel 2050 i malati in Italia saranno più di 2 milioni (fonte Eurodem e EuroCoDe).

18 settembre 2014 – Il morbo di Alzheimer è una patologia conosciuta da oltre cento anni che tuttora non ha ancora una una terapia risolutiva. Nell’opinione pubblica non si è diffusa una reale consapevolezza di quale sia l’inquadramento clinico di chi ne è affetto, né sono ampiamente condivise le buone pratiche sugli stili di vita preventivi. A monte di questa disinformazione, vi è una comunicazione della realtà dell’Alzheimer spesso inefficace.

Per questo oggi, nel convegno organizzato da Villaggio Amico, si è parlato con il presidente di Pubblicità Progresso, Alberto Contri, di come l’Alzheimer sia trattato nelle campagne pubblicitarie: all’estero la creatività è mediamente più brillante su temi legati a patologie come questa, mentre in Italia resta a un livello più informativo e semplice. Al convegno, iniziato con l’introduzione della presidente di Aima (Associazione italiana malattia di Alzheimer), Patrizia Spadin, è intervenuta la giornalista del Corriere della Sera ed esperta del tema, Adriana Bazzi, che ha presentato una panoramica di come e quanto i media italiani parlino del morbo di Alzheimer, una malattia dunque non dimenticata che oggi colpisce circa 800mila persone, con 120mila casi nuovi ogni anno (fonte Alzheimer Italia).

Anna Maria Melloni, direttrice Fondazione Leonardo, ha parlato dell’argomento “Alzheimer: lo sguardo del cinema”; lo psicoterapeuta Flavio Mombelli è intervenuto sul “perché vi sono così gravi pregiudizi sulla malattia di Alzheimer e in genere sulle demenze”. E’ stato poi il turno di Daniele Perotta, geriatra Usd Centro regionale Alzheimer, che ha citato i dati Eurodem e EuroCoDe per cui nel 2050 le persone affette da questa patologia saranno più di 2 milioni in Italia, nel suo intervento dedicato a come comunicare la diagnosi alla famiglia e al paziente.

Infine, la neuropsicologa di Villaggio Amico, Paola Chiambretto, ha sintetizzato le modalità della comunicazione verso i pazienti nelle diverse fasi della malattia, con indicazioni pratiche sul modo più adeguato di interagire con loro, privilegiando la conversazione anche quando ormai la comunicazione è resa impossibile dal peggioramento delle condizioni della persona. In termini pratici, è emerso quanto sia determinante la comunicazione non verbale, la capacità di ascoltare, di non correggere, non interrompere e non fare domande. Oppure suggerimenti per una interazione più efficace, come l’eliminazione di distrazioni (ad esempio, parlare con il paziente in una stanza silenziosa piuttosto che disturbata da rumori di sottofondo o affollata), l’uso di frasi semplici e di domande riferite più al passato lontano che a quello recente.

Ha concluso il convegno Serena Passoni, psicologa e psicoterapeuta presso l’A.O. Niguarda Ca’ Granda trattando il tema “La responsabilità del dire. Differenze tra Italia e paesi anglosassoni”.

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