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http://www.youtube.com/watch?v=7ae0tzVo8Fw

Una delle più grandi compagnie di telecomunicazioni della Thailandia, la DTAC, ha realizzato uno spot intitolato “Disconnect to connect” con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza delle conseguenze di quella che al giorno d’oggi si profila come una delle nuove dipendenze dell’era moderna: l’utilizzo della tecnologia. La connessione con il “mondo virtuale” sta diventando davvero un’esigenza e un bisogno difficilmente trascurabile, lo stile di vita, il comportamento e le scelte sembrano essere condizionati sempre più dal ricorso virtuale che interessa una popolazione molto vasta e sempre più spesso giovanissima. È abbastanza comune infatti osservare bambini che utilizzano uno strumento tecnologico per giocare sin dalla tenerissima età di 2/3 anni e genitori che incoraggiano e rinforzano questo comportamento, quasi fieri e orgogliosi delle capacità “precoci o prodigiose” dei loro figli, inconsapevoli però che di capacità prodigiose non si tratta di certo: saper utilizzare il tablet o i videogiochi fa parte di un processo di apprendimento che si adatta a ciò che offre l’ambiente di vita, prima si conosce, prima si impara.

Lo spot riprende persone completamente concentrate in qualche attività di natura tecnologica: chat, condivisione di foto, mail, utilizzo dei social network. Ciò che le accomuna è una cosa sola: la perdita della consapevolezza di tutto ciò che avviene nel presente, di ciò che accade nel mondo reale mentre si viaggia in quello virtuale. Il messaggio è dunque “Disconnettiti per collegarti”, dove il collegamento da favorire diviene quello con la realtà.

È superfluo dire che la tecnologia è un formidabile prodotto dell’intelligenza umana, che ha migliorato le condizioni di vita delle persone facilitandole su molti fronti e in molti campi. Non si può però non tener conto del rovescio della medaglia, dei suoi aspetti controproducenti e dell’impatto che un utilizzo scorretto del virtuale ha sulla vita dell’essere umano e sui suoi processi cognitivi ed emotivi.

Il nostro codice genetico racchiude una delle più importanti capacità per la nostra sopravvivenza: l’attitudine a stabilire delle relazioni sociali. Abbiamo bisogno degli altri per vivere e le capacità di relazionarsi sono tra gli apprendimenti più importanti della nostra vita, una scarsa qualità della vita relazionale ha infatti un pesantissimo impatto sul nostro benessere psicologico. Il paradosso della tecnologia appare dunque questo: viene utilizzata per comunicare meglio ma di fatto ci insegna a non comunicare bene.

Le abbreviazioni utilizzate negli sms o l’utilizzo di immagini per esprimere lo stato emotivo ci indirizzano verso la povertà di linguaggio e il mancato apprendimento di nuovi termini a tutto svantaggio della ricchezza del nostro vocabolario; il gioco virtuale ci impedisce il contatto visivo con l’altro, il movimento e l’esercizio fisico, la fantasia nel creare un gioco nuovo, la condivisione emotiva.

Una tecnologia che se usata scorrettamente insomma finisce col creare un bisogno, la necessità di essere utilizzata e uno stato di malessere se non è a disposizione.

Una tecnologia che nasce con lo scopo di avvicinarci a chi è lontano ma che pericolosamente ci allontana da chi ci è accanto.

 

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