violenza

Il recente fatto di cronaca in cui un ragazzo quattordicenne di Napoli e’ stato aggredito, ferito e seviziato da alcuni giovani ci fa riflettere sul salto di “qualità'” di atti di prevaricazione a danno dei più deboli.

L’abitudine alla violenza non sempre consente di valutare il peso di certi comportamenti da parte degli adulti, come i genitori dei responsabili, che, pur di difendere i propri figli parlano di un gioco sfuggito di mano e privo di intenzioni lesive.

La gravità di questo atto pone un serio interrogativo sull’educazione in generale, sulla mancanza di empatia e di coscienza collettiva con le quali crescono i giovani di oggi allevati spesso all’indifferenza, alla assenza di emozioni che inaridisce sentimenti , intenzioni e volontà.

Uno scenario che opprime e sembra allontanare gli orizzonti di una civiltà che affida ai giovani il senso del futuro, quella trasmissione di valori che la famiglia, la scuola e lo stato hanno il compito di trasmettere e di insegnare.

La linea di sangue che unisce le tante e troppe storie che la cronaca registra ogni giorno rappresenta una strada pericolosa, un modello di imitazione che genera solo violenza gratuita.

La diversità fa ancora paura e il bullismo e’ il simbolo di una società che tende a subire una sorta di involuzione, un ritorno alle origini che sembra cancellare il vero progresso.

” I cittadini di un paese democratico non sono l’effetto del caso ma sono il risultato di un processo educativo”.

Sulla educazione e la prevenzione bisogna interrogarsi e interrogare gli organi competenti per la salvaguardia del benessere dell’intera comunità.

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