Il 24 ottobre a Milano, presso la Casa dei Diritti si svolge il convegno aperto al pubblico “Non ho più pane nel piatto. E pure me stesso, non capisco dove sia finito?”. Scienza, teatro e cinema si alternano per trasferire in modo emotivamente forte il tema della disoccupazione e della cooperazione come chiave di volta per un cambiamento possibile.
Il fulcro del convegno è il modello d’intervento Caring Angels, proposto dalla psicologa e psicoterapeuta Serena Basile, che mira a stimolare e attivare cooperazione e reciprocità di cura fra le persone e viene raccontato attraverso un format scientifico-teatrale ideato ad hoc.
L?evento di assoluto rigore scientifico ha il patrocinio del Comune di Milano. E’ realizzato dall’associazione Dentro un quadro, in collaborazione con Altrapsicologia, centro d.N.a. (dieta Nutrizione alimentazione) e Articoloquattro.

10 ottobre 2014 – Si svolge a Milano il 24 ottobre, dalle ore 9.30, alla Casa dei Diritti (via De Amicis 10) il convegno Non ho più pane nel piatto. E pure me stesso, non capisco dove sia finito? sul tema del disagio da disoccupazione e della cooperazione come risorsa per modulare il senso di perdita del lavoro e di impotenza che oggi investono spesso chi non ha più un lavoro e versa in una condizione di rischio di sopravvivenza.

Il convegno, organizzato e coordinato da Serena Basile, psicologa e psicoterapeuta, è realizzato dall?associazione Dentro un quadro con la collaborazione di Altrapsicologia, Articoloquattro e Centro d.N.a (dieta-Nutrizione-alimentazione). Al centro dell?incontro scientifico, il modello di intervento Caring Angels, modello sia clinico (cioè per gruppi con persone a rischio di sopravvivenza fisica e/o psichica) sia sociale (cioè per procedure di lavoro che riuniscano, nel nome di un obiettivo condiviso, attori sociali che operano in condizione di risorse scarse).

L’obiettivo è trattare gli effetti del disagio da disoccupazione sulla salute fisica e psichica e proporre la cooperazione fra pari come modalità preziosa e utile per porvi rimedio, consentendo un cambiamento individuale e sociale possibile.

Dice Serena Basile, psicologa e psicoterapeuta che ha gestito l?organizzazione del convegno: Il problema della disoccupazione investe a macchia d’olio un numero sempre crescente di italiani, alimentando aggressività, violenza, paralisi e morte. E’ un problema importante che porta conseguenze talvolta drammatiche. Per questo ho deciso, sulla base dei miei studi sugli effetti delle traumatizzazioni relazionali complesse che nascono da maltrattamenti, trascuratezza e abusi fisici ripetuti nell?infanzia dalle figure di riferimento, di proporre il modello Caring Angels. Perché in questi ultimi anni in Italia ho l’impressione che le persone abbiano subito gli effetti di forme di traumatizzazione significative, alimentati paradossalmente dalla tendenza di realtà sociali, politiche e istituzionali di riferimento, a sopperire al problema del disagio dato dalla mancanza del lavoro con forme di intervento più assistenzialistiche che proattive e finalizzate a stimolare un’autentica cooperazione fra pari?.

Il modello Caring Angels si fonda su una lettura cognitivo-evoluzionista e body-centred (centrata sul corpo) del disagio da disoccupazione e nasce come modello di intervento clinico per gruppi di persone che versano in condizione di rischio di sopravvivenza fisica e/o psichica. E’ finalizzato al contenimento della sintomatologia da disoccupazione, alla riacquisizione delle capacità di lavorare insieme agli altri, delle capacità creative e di problem solving e prevede la presenza di due terapeuti. Ma non solo: Caring Angels è proposto anche come modello di intervento sociale finalizzato all’attuazione di procedure che consentano ad attori sociali diversi, con obiettivi diversi e identità sociali e professionali diverse, di cooperare guidati da un obiettivo condiviso anziché competere per risorse scarse. In questo modo, ciascuno vince per sé e vince per tutti, alimentando reciprocità di cura.

Nel momento in cui le condizioni di sicurezza vengono meno, infatti, il corpo si attiva in uno stato di allarme che predispone all’azione di attacco-fuga o, se attacco e fuga non risultano possibili o efficaci, in uno stato di immobilità. In termini motivazionali, una condizione di rischio di sopravvivenza attiva il sistema dell’attaccamento che induce la ricerca di vicinanza e di protezione nei conspecifici. Se la condizione di rischio è causata da chi dovrebbe garantire protezione, si assiste però anche all?attivazione del sistema di difesa che induce a percepire l?altro parallelamente come minaccia. E’ proprio la presenza, a volte simultanea, di queste due tensioni opposte a poter causare una frammentazione del comportamento e, in ultima battuta, la paralisi. Per questa ragione, rispondere al disagio con modalità esclusivamente assistenzialistiche e accudenti può essere rischioso. Per uscire dall?impasse, la letteratura cognitivo-evoluzionista incoraggia la stimolazione della cooperazione su cui ruota il modello Caring Angels. Il modello prevede la co-costruzione di uno spazio relazionale paritetico fra i soggetti coinvolti che, nel pieno rispetto delle proprie distinte competenze e con piena assunzione di responsabilità, decidono di operare insieme per il raggiungimento di obiettivi condivisi, che rispondano al contempo a bisogni specifici di ciascuno.

Per informazioni e per iscriversi al convegno: caringangels@dentrounquadro.it

Annunci