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Le emozioni sono lo strumento grazie al quale riusciamo ad essere consapevoli dei nostri bisogni e dei nostri scopi. Molto frequentemente capita però che le persone considerino le emozioni come segnali negativi, come eventi spiacevoli di cui liberarsi o disfarsi. Si tende cioè ad interpretare i fenomeni emotivi come:

  • Spiacevoli e insopportabili;
  • Eventi di cui vergognarsi;
  • Sensazioni che non vengono provate dagli altri;
  • Fenomeni da tenere sotto controllo.

Queste credenze sul mondo emotivo amplificano e innescano a loro volta un sovraccarico emotivo non indifferente: se ci giudichiamo per il fatto di provare sentimenti stiamo giudicando la natura umana e, con essa, una della caratteristiche più importanti della nostra capacità di adattamento. Come possiamo sapere se qualcosa è positivo o negativo per noi senza emozioni? Come faccio a sapere se un evento è piacevole o meno, se ho raggiunto o no uno scopo senza utilizzare le emozioni? In realtà ci emozioniamo tutti i giorni, e utilizziamo le emozioni per organizzare i nostri comportamenti: se siamo a casa sul divano e sbadigliamo, molto probabilmente prenderemo un libro o accenderemo la tv per cercare un programma interessante. Ma prendere il telecomando è un’azione che mettiamo in atto perché stiamo provando un’emozione, come per esempio la noia, che ci spinge a cercare un intrattenimento perché ci sentiamo privati di stimoli. Se stiamo per affrontare un esame universitario, ci sentiremo irrequieti, noteremo un’accelerazione del battito cardiaco e un aumento della sudorazione: il nostro scopo di superare l’esame è incerto e l’ansia ci fornisce l’attivazione necessaria a fronteggiare l’evento, siamo attenti, vigili, i nostri occhi e le nostre orecchie sono completamente allertati per guardare e ascoltare la il professore che ci interroga.

Usare le emozioni vuol dire rendersi consapevoli che il mondo emotivo può solo arricchirci e non toglierci benessere. Vuol dire riconoscere l’emozione che si prova e chiedersi il perché la si sta provando, quale bisogno c’è dietro e quale pensiero l’ha generata. Un atteggiamento passivo nei confronti delle emozioni invece ci fa sentire delle vittime: sentirsi vittima dell’ansia o della rabbia vuol dire non comprendere perché ci si senta così, sottovalutare il contenuto informativo che le emozioni ci portano e non aver imparato una modalità per gestirlo.

Sforzarsi di reprimere un’emozione invece di accettarla vuol dire essere all’oscuro del nostro sistema di significati: perché mi rattristo così tanto se un amico disdice un appuntamento? Perché parlare in pubblico mi fa sentire così in ansia? Se ci allontaniamo per un attimo dalle caratteristiche fisiologiche e comportamentali delle emozioni e ci spostiamo ad un livello superiore o sovraordinato, potremo divenire consapevoli che la tristezza che proviamo per l’appuntamento disdetto emerge in quanto l’appuntamento con l’amico significa per me che la mia compagnia è piacevole e il mio scopo di essere desiderabile dal punto di vista sociale viene così compromesso. Allo stesso modo, potrei comprendere che ogni volta che devo parlare in pubblico temo di fare una brutta figura e il mio scopo di essere all’altezza di tutte le situazioni potrebbe non essere raggiunto.

È molto importante identificare il nostro sistema di significati, le emozioni derivano proprio da quest’ultimo: se non le utilizziamo ma ci preoccupiamo di averle non conosceremo mai il nostro modo di dare significato agli eventi e al mondo. Ognuno di noi elabora i propri significati in base ad una serie di fattori tra cui le esperienze, gli insegnamenti della famiglia, la cultura. Molto spesso, le emozioni sono tanto più intense quanto più il nostro sistema di significati è inflessibile e assoluto.

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