Il rispecchiamento è di fondamentale importanza nella formazione di un iniziale senso di sé ed la base da cui partire per creare relazioni sane con gli altri.
Uno specchio riflette la nostra immagine: noi siamo sia il soggetto che l’oggetto, quindi l’immagine è vera oggettivamente, ma è anche un riflesso dei nostri pensieri e sentimenti e del modo in cui percepiamo noi stessi.
Winnicott (1971) sostiene che è il volto della madre che fa da specchio nei primi mesi di vita di un bambino. Il neonato si percepisce di fatto come un estensione della sua figura di riferimento, non ha senso di sé come essere separato (un bambino, infatti, riconosce la sua immagine allo specchio dai 18 mesi circa).
In questo primo stadio di sviluppo, quindi, se la madre rispecchia in modo accurato quello che vede nel suo bimbo, con empatia, lui imparerà gradualmente a comprendere e a regolare le proprie emozioni, ad apprendere una conoscenza di sé e degli altri e sarà gradualmente in grado di scoprire il proprio sé e di trovare un modo di esistere separato dalla madre.
Cosa succede però, se la figura di riferimento primaria non fornisce un rispecchiamento emotivo empatico??
Nell’esperimento “Still Face”, Tronick (2007) dimostra i potenti effetti del ritiro emotivo su un bambino. Una madre gioca con il suo bambino rispondendo ai segnali non verbali e rispecchiando istintivamente le sue espressioni facciali. Dopo un segnale smette di relazionarsi con il bambino, si congela diventando totalmente inespressiva. Il bambino, notando il cambiamento, per prima cosa cerca di ristabilire il contatto visivo e, non ricevendo risposta, stende le braccia verso di lei. Successivamente urla e piange nel tentativo di avere una reazione. La madre non risponde e appare depresso, fisicamente e si ripiega su di sé, come se avesse perso tutte le speranze (Taransaud, 2014).
Questo esperimento è significativo a dimostrazione del fatto che una privazione di interazione o l’assenza di rispecchiamento possono avere un impatto negativo significativo sulla salute emotiva e sociale del bimbo.
Un bambino esposto a queste situazioni per un periodo di tempo prolungato, incapace di far uscire la madre dal suo stato di congelamento, in un ambiente freddo e non responsivo, impara a sopravvivere, ma non a a gestire i suoi bisogni emotivi né ad auto consolarsi .
(L’esperimento dello “Still face” del Dott. Tronick può essere visto all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=apzXGEbZht0)

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