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Nelle frequenti aggressioni dei gruppi verso i più deboli o nelle gratuite manifestazioni di devastazione nei confronti del patrimonio pubblico viene da chiedersi quale è il motore che spinge i singoli a unirsi e ad avere obiettivi comuni.

Esiste alla base una spinta verso la “visibilità” , un desiderio di riconoscimento che buca l’attenzione pubblica e la costringe a polarizzare il proprio interesse sul fenomeno che diventa un messaggio unico di ribellione contro la normalità.

Questa normalità che è risultato di un vuoto educativo abissale in cui le figure genitoriali e soprattutto paterne sono sfumate e sbiadite e non sono riuscite a fornire ai giovani gli strumenti necessari per il riconoscimento della propria identità e autodeterminazione.

Le fragilità individuali si uniscono e si compattano nel gruppo diventando una unica mente che agisce con propositi comuni mirando al bersaglio scelto.

In questo contesto l’unione fa la forza e gli elementi del gruppo si sentono rafforzati e gratificati dall’azione violenta che li rende visibili agli occhi della gente comune.

Questa diversità rende il singolo e il branco un binomio inscindibile, la provocazione e l’esibizionismo diventano le armi vincenti che eliminano il diverso o il superfluo in un mondo in cui spesso la violenza è figlia della violenza stessa.

Vuoto educativo e degrado del tessuto sociale sono le manifestazioni ricorrenti che sollecitano le istituzioni pubbliche a intervenire in modo mirato e programmatico sulla famiglia, la scuola e l’intera comunità.

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