critica

Spesso le persone tendono a subire le sistuazioni e le volontà altrui, sentendosi prevaricati e portando via un senso di impotenza e frustrazione, anche gravi.

Pensiamo all’ambito famigliare e lavorativo, alla quantità di pensieri e critiche inespresse, alla paura di dire “no” alle persone che ci circondano, al timore di essere rifiutati in caso di disaprovazione manifesta o di autonomia decisionale.

A lungo andare la non tutela dei propri diritti e dei propri bisogni porta condizioni di umore deflesso, depressione, demotivazione, sfiducia.

Perchè tanto timore?

Le persone possono pensare che l’unico modo di esprimere critiche e opinioni sia quello aggressivo, che possa quindi rendere l’interloctore ancor più prepotente,  modo che comunque rischierebbe di compromettere la relazione.

Altre persone possono pensare di non valere abbastanza per poter far valere le proprie ragioni o pensare di dover assecondare necessariamente l’altro per paura di perderlo.
Le persone faticano anche nel dire cosa gli piace e nell’esprimere apprezzamenti per paura di arrossire, sfigurare, di vergognarsi, di sembrare infantili, di essere ridicolizzati.
Alla base di tutto ciò c’è la paura di essere giudicati male, la vergogna, il senso di inadeguatezza; alla base di tutto ciò c’è quindi un individuo che per primo, e prima che lo facciano gli altri, si giudica male, si aggredisce.

Un individuo che non conosce o non rispetta il prorpio diritto di dire no, di esprimere e far rispettare i propri bisogni. Un soggetto passivo, debole che proprio per questo rischia di essere giudicato male!

Paradossalmente, proprio gli sforzi messi in campo per non essere giudicati negativamente, portano a critiche, giudizio negativo e svalutazione esterna.

Allora non c’è soluzione?

Allora vale la pena di rispettarsi e di capire semmai come poter preservare le relazioni e i diritti e bisogni altrui, pur nel rispetto dei propri.

Comunicare in modo efficace non è semplice; spesso si ha il timore di poter essere fraintesi, di non sapersi esprimere in modo chiaro.

Erroneamente può succedere di muoversi entro due modalità di comunicazione disfunzionali che sono rispettivamente quella passiva e quella aggressiva.

La modalità passiva è disfunzionale perchè non consente a chi la utilizza di esprimere i propri desideri ed i propri pensieri, portando ad un atteggiamento adesivo al volere altrui.

La modalità aggressiva invece è disfunzionale perchè tenta di imporre solo il proprio volere ed il proprio pensiero, impedendo all’interlocutore di esprimersi.

Non sono tuttavia le uniche due modalità possibili; vi è una terza via, funzionale, chiamata assertiva in grado di creare un buon piano comunicativo.

L’assertività ci insegna il diritto di esressione dei nostri bisogni e suggerisce la possibilità di mantenere buone relazioni con gli altri pur esprimendo pensieri, stati e opinioni.
L’asseritività promuove l’espressione di apprezzamenti e critiche.

Come?

Per assertività si intende la capacità di esprimere le proprie idee, esigenze, emozioni in modo onesto, diretto e non aggressivo.
La modalità assertiva consente di avere un buon controllo sulla propria vita, consentendo di avere consapevolezza dei propri ed altrui diritti, con atteggiamento cooperante e fondato sul compromesso.

Lo stile passivo o remissivo, invece, tende ad anteporre le esigenze altrui alle proprie, creando a lungo termine un sentimento di inferiorità ed impotenza.
Lo stile aggressivo, poi, lascia intravedere una forte competizione e una irragionevole credenza di meritare attezioni particolari.

Appare evidente che la modalità passiva non porta benefici in ambito comunicativo, andando a minacciare il benessere psicologico di chi la utilizza e che spesso sviluppa depressione e scarsa autostima.

Allo stesso modo appare evidente che la modalità aggressiva non porta benefici rischiando di generare nell’interlocutore sentimenti di rabbia, agiti aggressivi, irritazione, mancanza di rispetto.

Allora è possibile esercitarsi e utilizzare la modalità assertiva, partendo da due importanti principi: la consapevolezza dei propri diritti e il rispetto dei diritti altrui.

Decalogo dell’assertività

  • ho il diritto di essere il giudice di ciò che faccio o penso
  • ho il diritto di non fornire spiegazioni o scuse per il mio comportamento
  • ho il diritto di non assumermi la responsabilità di risolvere i problemi altrui
  • ho il diritto di cambiare idea
  • ho il diritto di sbagliare
  • ho il diritto di dire non lo so
  • ho il diritto di decidere per me stesso
  • ho il diritto di dire non capisco
  • ho il diritto di dire non me ne importa
  • ho il diritto di dire no senza sentirmi in colpa

Per essere assertivi è importante imparare ad esprimere apprezzamenti, ad esprimere sentimenti negativi in modo costruttivo, a fare richieste in modo cortese.

E’ ancora più importante imparare a limitare le critiche al comportamento specifico che non ci piace e che ci genera sentimenti negativi, piuttosto che insultare o criticare l’altro nella sua totalità, privilegiando le osservazioni costruttive sul singolo comportamento, modificabile, piuttosto che una squalifica della personalità dell’interlocutore, non modificabile.
E’ certamente diverso dire che una azione non ci è piaciuta piuttosto che dire all’altro che è uno stupido.

Ancora, è importante imparare a spiegare all’altro perchè facciamo una richiesta o perchè una dato comportamento non ci è piaciuto, comunicando le nostre emozioni e sentimenti.

Infine, sarebbe opportuno entrare in un’ottica propositiva invece che imperante o adesiva, basando la comunicazione su uno stile cooperante.
Significa fare all’altro una proposta, dove ciascuno collabora, si esprime, partecipa, invece che ordinare all’altro cosa fare o subire le decisioni altrui.

Imparare ad essere assertivi si può.
Può essere utile a ciascuno di noi ed in particolare per persone che tendono ad essere impulsivi o remissivi, che sperimentano sentimenti di vergogna ed imbarazzo o che soffrono di depressione, ansia, fobia sociale e scarso controllo dell’aggressività.

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