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Psicologia e dintorni

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Fatti di cronaca

Vercelli – 26enne suicida per colpa del bullismo

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Andrea Natali,26 anni, si è tolto la vita impiccandosi nella casa in cui viveva con i genitori.

Il giovane era andato in depressione per i continui scherzi sul posto di lavoro e aveva anche presentato denuncia, a seguito della quale la polizia postale, aveva chiuso la pagina del social network con le sue foto e trasmesso poi gli atti alla procura.

Subiva scherzi pesanti, come chiuderlo in un bidone dell’immondizia, fotografarlo e pubblicare l’immagine su Facebook.

La psicologa che aveva iniziato a seguire Andrea lo aveva convinto a denunciare tutto.

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Mantova – vittima di bullismo si pugnala al cuore

bully

All’origine del gesto ci sarebbe l’esasperazione dello studente vittima di ripetuti atti di bullismo da parte dei compagni.

Le condizioni del ragazzo di 15 anni non sembrano per fortuna gravi.
Gli accertamenti al cuore hanno infatti evidenziato un’aritmia dovuta all’accoltellamento, ma per fortuna la lama è penetrata solo pochi centimetri senza raggiungere la struttura interna del cuore.

In corso le indagini per comprendere meglio il movente e le responsabilità.

Estate senza confini

cronaca nera

In estate la cronaca nera registra più fatti omicidiari.

Le cause sembrano scaturire da futili ed occasionali situazioni che normalmente non possono provocare reazioni così violente.

Esiste uno spazio personale ed intimo che non riesce a contenere il disagio del vivere quotidiano, le esplosioni di rabbia verbale si traducono nell’aggressività rivolta a comportamenti di semplice disturbo: uno sguardo, rumori fastidiosi, una parola male interpretata.

La territorialità rappresenta una primitiva e ancestrale conquista del proprio spazio di vita che, a distanza di tanti anni, sembra perdere di valore e confini considerando le carenze e l’instabilità del sistema sociale in cui viviamo.

Lo spazio personale e relazionale sono minacciati e spesso la violenza è uno sfogo irrazionale della fragilità psicologica di persone con scarsa capacità di adattamento al dialogo e alla convivenza.

Quello che più preoccupa è la violenza estrema, il modo in cui l’insofferenza si traduca in atti lesivi e spesso mortali.

La ” difesa” del territorio sembra essere un atto di affermazione e rivalsa contro tutto e tutti, quelle persone con cui quotidianamente si vive o che purtroppo si trovano per caso nel proprio raggio d’azione.

Tante persone ” normali” diventano violente in questa estate calda che sembra sciogliere i confini tra l’io e l’inconscio, razionalità e pulsioni di uno spazio personale sempre più fragile e permeabile alle pressioni esterne.

Il sorriso spento dei giovani

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Questa torrida estate ha spento il sorriso di alcuni giovanissimi, brucia il ricordo sull’esile filo della loro vita. Ragazzi normali a cui istinto e curiosità del proibito hanno teso la trappola di una muta violenza, alfabeto sconosciuto e crudele che detta le proprie leggi e con esse scava dolore e impotenza nel cuore di chi resta. La droga che uccide inaridisce i sentimenti, il desiderio della vita e il senso del futuro. La violenza non è solo un’arma contro i simili, e’ il filtro della quotidiana solitudine che genera apatia e onnipotenza, per sentirsi uguali agli altri e oltrepassare il limite, quel confine che separa istinto e coscienza, ragione ed emozioni. La cultura della vita impone agli adulti la necessità di trasmettere messaggi di coerenza e chiarezza, di speranza e progetti che la realtà confonde e frammenta in forme camaleontiche di consumo e apparenza, virtualità e miraggio di un mondo che lievita e appassisce in breve tempo. Aiutare i giovani a crescere non significa riempire i cassetti della loro vita di beni materiali e oggetti di consumo ma proteggerli dai mali del secolo infondendo nel loro cuore il coraggio di vivere e di lottare, di conoscere il significato delle scelte ignorando il vuoto e l’assenza che tutto cancella e distrugge.

La scuola un bene di consumo?

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Il recente caso di cronaca torna purtroppo a mettere in evidenza i fenomeni sempre più diffusi del bullismo.

Come sempre l’educazione costituisce il fulcro di queste vicende, ma in questo contesto si fa strada un atteggiamento iperprotettivo dei genitori che sembrano non consapevoli delle responsabilità dei propri figli.

Nonostante la gravità dell’accaduto ( un compagno del gruppo e’ stato denudato e sul suo corpo sono stati fatti disegni e attaccate caramelle) per alcune mamme questo è stato solo uno scherzo e hanno ritenuto la sospensione dalle lezioni una punizione troppo severa.

Per molti genitori la scuola non rappresenta un importante contesto formativo ma viene equiparata ai beni materiali che i ragazzi hanno a disposizione e per questo il danno previsto ( la perdita dell’anno scolastico) si configura come una penalizzazione economica difficile da accettare.

È sempre più impegnativo contrapporsi a questa difesa ad oltranza, la ” copertura” o la giustificazione di gravi comportamenti che i genitori adottano per proteggere i propri figli. Il consumismo insegna a soddisfare desideri più o meno necessari ma non può riempire il vuoto educativo nel quale i ragazzi continuano a dondolarsi senza acquisire un minimo di responsabilità e autonomia di giudizio. L’azione educativa della scuola può e deve essere sostenuta dai genitori, responsabili in prima linea degli insegnamenti indispensabili per lo sviluppo equilibrato della personalità.

Una strage infinita

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Le vittime degli incidenti sulla strada sono diventate ormai oggetto di cronaca quotidiana.

Troppo spesso si verificano quelli che oggi sono definiti, a buona ragione, omicidi stradali; troppi giovani muoiono non per pura fatalità ma perché al volante circolano persone drogate o con un tasso alcolemico eccessivo.

Spesso i responsabili di questi gravi incidenti non prestano soccorso e fuggono senza preoccuparsi della persona investita.

Le leggi in vigore non sono particolarmente severe e questo provoca nei familiari, oltre il dolore della perdita, un senso di ingiustizia profondo perché lo stato non tutela adeguatamente i diritti inviolabili della vita.

Un iter parlamentare più mirato può finalmente introdurre la pena giusta per l’omicidio stradale e sembra che questo possa realizzarsi entro l’anno 2015.

I genitori e familiari inconsolabili si sono trovati di fronte a un evento traumatico che difficilmente potrà essere dimenticato, il dolore non si attenua col tempo, soprattutto se queste vittime innocenti continuano a morire costellando le strade di foto e fiori a ricordo.

La strage infinita può essere fermata e per questo le mamme si sono riunite a Roma per testimoniare che la vita può e deve essere difesa con gli strumenti adeguati, i mezzi che servono per ridefinire il concetto di diritto e giustizia che oggi purtroppo sono troppo indefiniti e tendono a degradare il tessuto sociale dell’intera comunità.

Genova – nuovo episodio di bullismo

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Un gruppo di bulli ha costretto un tredicenne a rubare un videogioco.
Il giovane sarebbe stato obbligato con la violenza a tentare il furto in un negozio di un centro commerciale.

I tre aguzzini e compagni di scuola sono stati individuati.
Nella zona hanno la fama di essere prepotenti ed ora sono sati segnalati.

Nuova aggressione omofoba sul bus a Torino

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Il fatto è accaduto a Torino ai danni di un giovane di rientro dalla discoteca.
E’ stato insultato da due giovani ed ha poi ricevuto un pugno da uno di questi, prontamente datosi alla fuga.
Incredulto il giovane, che ha raccontato il fatto sul suo profilo facebook.
Nessuno è interventuto.

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