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Psicologia e dintorni

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Educazione e genitorialità

Il lavoro minorile

lavoro minorile

Il lavoro minorile e’ un fenomeno mondiale molto diffuso.

Oltre 168 milioni di bambini e adolescenti sono costretti a lavorare, 85 milioni in lavori altamente rischiosi.

In Italia sono 340 mila minori sotto i 16 anni che sono reclutati in lavori al nero che spesso sono molto dannosi per la salute.

Questi bambini, come emerge dal rapporto dell’ Ilo( organizzazione internazionale del lavoro), avranno in futuro il doppio di difficoltà dei coetanei ad accedere a un lavoro più dignitoso in età adulta e inoltre correranno più rischi di rimanere al margine della società e in condizioni di sfruttamento.

Dai dati italiani emerge che 28mila minori sono impiegati in forme di lavoro estreme con orari che impediscono la frequenza scolastica, senza lasciare spazio al riposo o al gioco.

Combattere lo sfruttamento del lavoro minorile e la dispersione scolastica significa riaffermare i diritti di chi spesso non ha voce per farsi sentire.

La tutela del minore serve anche per abbattere le barriere educative, psicologiche, sociali che impediscono ai giovanissimi di fare progetti per il futuro.

Le politiche educative hanno il compito di assicurare una istruzione di base necessaria per l’orientamento e l’inserimento nel mondo del lavoro con i diritti necessari per garantire sicurezza e una adeguata qualità della vita.

Un adolescente in equilibrio si costruisce da piccolo con quattro elementi

equilibrio

Affinché gli adolescenti diventino adulti equilibrati e consapevoli di se’ ci sono degli aspetti che bisogna tenere in considerazione. Il bambino ha bisogno di sentirsi: visto, protetto, confortato e sicuro nella relazione.

Il primo aspetto riguarda essenzialmente i suoi bisogni interiori che devono essere considerati e riconosciuti importanti al di là del comportamento esteriore.

Sentirsi protetto significa contare sulla protezione di chi gli sta vicino e ha cura della sua persona.

Il conforto e la sicurezza sono bisogni essenziali quando il bambino si trova in particolari situazioni di disagio.

La sicurezza interiore costituisce la base sicura per uno sviluppo psicofisico equilibrato.

I bambini che hanno ricevuto queste attenzioni relazionali possono vivere la fase dell’adolescenza con più serenità riuscendo a controllare meglio gli stati emotivi che risentono della tempesta ormonale tipica di questo periodo della vita.

Si può paragonare la crescita verso l’età adulta come una casa in costruzione che ha bisogno degli investimenti adeguati fin dalle fondamenta, basi che hanno bisogno di solidità per reggere l’intero edificio.

Fonte: Genitori Channel

“DI CORTILE IN CORTILE” Festival itinerante tra geografie affettive, arte e infanzia

cortile

Sabato 19 / Domenica 20 settembre 2015
una mappa di cortili dalla Biblioteca Malatestiana al quartiere adiacente
per bambini, ragazzi e adulti
A Cesena nasce un nuovo appuntamento annuale per i giovani e le famiglie promosso dalla Biblioteca Malatestiana e dal Comune di Cesena in collaborazione con il [NON]MUSEO – Centro di arte e cultura contemporanea dall’infanzia e realizzato con il contributo di Unicredit. Per un week end i cortili della Biblioteca e il quartiere adiacente saranno abitati da narrazioni, performance, atelier-laboratori, ascolti e musica, installazioni, cinema e video per scoprire come alcuni linguaggi artistici possano convivere e relazionarsi con le persone e con i luoghi, aprendo varchi ai racconti e ai segreti celati dietro ad ogni cortile.

Protagonista del festival è il cortile: un microcosmo connesso alla città, che porta il segno dell’intimità e della condivisione. É un luogo di passaggio in cui l’attraversamento e gli stralci di vita quotidiana vanno a comporre un mosaico emozionale di memorie, storie e suggestioni correlate alle persone che lo abitano o che lo attraversano temporaneamente. Il cortile, sia esso un appendice di una casa o un luogo pubblico d’incontro, é il depositario di memorie infantili che riemergono a tratti come un archivio personale di rimembranze, sensazioni e sogni modellati dal tempo. Il cortile é l’angolo dei misteri, un luogo circoscritto in cui convivono il dentro e il fuori, due anime ambivalenti sempre pronte a capovolgersi e che disegna una geografia allo tempo stesso intima e pubblica. É uno spazio ricco di storie e di misteri che attendono di scoprirsi attraverso il potere dell’immaginazione.

Il festival si propone come una dedica all’incontro e allo scambio, invitando ad aprire gli occhi sulla bellezza dei luoghi della città di Cesena e sulla poesia quotidiana delle persone che la abitano.

PROGRAMMA
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Sabato 19 settembre
dalle 20:00 alle 23:00

Domenica 20 settembre
dalle 15:30 alle 18:30

ingresso principale / foyer del festival:
Cortile Biblioteca Malatestiana – cancello “Biblioteca ragazzi” – Piazza Bufalini, Cesena

nel foyer del festival ogni partecipante potrà ricevere una mappa dei cortili da attraversare, che gli sarà consegnata all’interno della grande tenda del viandante dei cortili

ARTISTI E ATTIVITA? NEI CORTILI
(I cortili nei quali si svolgono le attività saranno indicati nella mappa che si ritira
all?ingresso; dove non indicato l?attività è presente sia sabato che domenica)

> ELENA BELLANTONI
“Parole Corte” / Performance partecipata
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> VINCENZO VASI E VALERIA STURBA
“OOOPOPOIOOO” / performance sonora
sabato 19 settembre
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> SILVIA COSTA
“E il tempo si fermò alle cinque” / teatro-narrazione
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> GIORGIA VALMORRI
“Eppure sei così piccolo ma indimenticabile” I° movimento /
installazione- laboratorio
“Sistema” / opera-installazione
“Giardino di connessioni – secondo movimento / disegno
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> ENRICO MALATESTA
Forestatamburo / sezione I – Installazione sonora e laboratorio sul suono
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> CRISTINA BROLLI
“Zuppa di sassi ed altre stranezze” / narrazione e laboratorio
sabato 19 settembre
“Indovinare le ombre” / piccolo atelier fotografico
domenica 20 settembre
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> MUTA IMAGO
“Via Plaiola 29” / ascolto – radio dramma
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> LESLIE SILVANI (KATRIÈM ASSOCIAZIONE)
“Ti racconterò di cose antiche” / percorso narrativo
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> KATRIÈM ASSOCIAZIONE e ORECCHIO ACERBO
“Le case degli altri bambini” / laboratorio e narrazione
domenica 20 settembre
saranno presenti anche gli autori Luca Tortolini e Claudia Palmarucci
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> CINETECA DI BOLOGNA
“Parodia e architettura nel cinema di Buster Keaton” / proiezione cinema
sabato 19 settembre
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IL FOYER DEL FESTIVAL
“IL CORTILE DEL VIANDANTE”
> NICOLA DALTRI
“Apriti sesamo”
installazione – rito d’inizio per il viaggio nei cortili
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> C’ERA UNA VOLTA CHICCHIRIVOLTA … Giocare e inventare
spazio ludico a cura di Sara Panzavolta
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> TEMPORARY BOOK SHOP DI ORECCHIO ACERBO – casa editrice
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> UNA MERENDA PRIMA DI INIZIARE IL VIAGGIO
un dono nutriente per tutti i visitatori

Il programma dettagliato delle attività sarà consultabile nelle prossime settimane su:
http://www.comune.cesena.fc.it / http://www.malatestiana.it / http://www.katriem.it
per info Katriem Associazione: + 39 329 22 91 306 / info@nonmuseo.it

INGRESSO LIBERO

“Di cortile in cortile” Festival itinerante tra geografie affettive, arte e infanzia Promosso da: Comune di Cesena, Biblioteca Malatestiana
A cura di: Valentina Pagliarani
In collaborazione con: [NON]MUSEO Centro di arte e cultura contemporanea dall’infanzia
Il festival è un evento partner di: LA NOTTE VERDE – La settimana del Buon Vivere
Con la collaborazione di: CINETECA DI BOLOGNA, ORECCHIO ACERBO casa editrice
Con la partecipazione degli abitanti di Via Sacchi e del progetto “Chi non ha contrada non ha casa”
Con il contributo di: UNICREDIT
Sponsor tecnici: Scarpellini Garden Center, merenda in collaborazione con la NOTTE VERDE – Settimana del buon vivere foyer del festival in collaborazione con: ORECCHIO ACERBO, CHICCHIRIVOLTA,
NOTTE VERDE – LA SETTIMANA DEL BUON VIVERE
Illustrazione di: Viola Niccolai

Tecnostress

tecnostress

I sintomi che colpiscono i lavoratori italiani soprattutto quelli digitali sono: cefalea, nervosismo, calo della concentrazione, stanchezza, gastrite, umore depresso, ansia.

Il 45% degli intervistati confessa che l’uso intenso di tablet, smartphone e pc ha loro creato problemi di salute.

La ricerca e’ stata condotta da Netdipendenza Onlus e realizzata in collaborazione con l’Associazione italiana formatori salute e sicurezza sul lavoro ( Aifos).

A questi rischi per la salute bisogna aggiungere quelli derivati dal l’esposizione eccessiva ai campi elettromagnetici emessi dagli smartphone, tablet e Wi-Fi.

Alle conseguenze a livello fisico si aggiungono quelle psicologiche dovute alla dipendenza da tecnologia digitale di cui fanno spesso un uso esagerato anche i giovani.

Come tutte le dipendenze lo stress tecnologico rappresenta un aspetto importante della società moderna che ha trasformato i mezzi di comunicazione, strumenti sempre più sofisticati, accessori e simboli di un modo di essere e di apparire.

Giovanissimi e pastiglie un binomio allamante

pastiglie

Questa estate si è parlato molto di giovani, pasticche e discoteche, a seguito dei fatti di cronaca registrati.

Gli esperti, le famiglie, le forze dell’ordine, sono allarmati dal consumo di queste sostanze fra i giovani ed i giovanissimi.

Del resto, a favorire la diffusione delle pillole è il costo contenuto, quindi accessibile anche con la mancetta di mamma è papà.

La diffusione ed il consumo sarebbe in costante aumento e farebbe riferimento a ragazzini di 13 o 14 anni, in particolare di droghe sintetiche, ecstasy che costano meno ed è più facile assumerle e nasconderle.

Le forze dell’ordine e gli esperti cercano già dalle scuole medie di fare interventi di prevenzione e sensibilizzazione, cercando di creare una cultura del non consumo, della tutela della vita umana.

Nonostante questo, e nonostante le famiglie siano maggiormente informate e sensibilizzate, il consumo cresce.

Che fare allora? Bastano misure rudimentali come quelle di chiudere una discoteca?

A mio avviso, i canali informativi (progetti scolastici, serate informative aperte alla cittadinanza, incontri per genitori) e le conoscenze sulle sostanze sempre da aggiornare, corrono meno veloci della crezione di nuove droghe e dei canali di scambio e ricerca dei giovani.

La prevenzione migliore passa allaora dai giovani!
Ed infatti i momenti di sensibilizzazione tenuti da giovani reduci da esperienze di droga hanno un ottimo impatto sugli uditori. Spaventano.

Portiamo maggiormente i giovani fra i giovani.

Giovani e gioco d’azzardo

gicoazzardo

Secondo il report dell’osservatorio Young Millennials Monitor, realizzato da Nomisma in collaborazione con l’Università di Bologna, nell’ultimo anno scolastico il 54% dei giovani studenti italiani (1,3 milioni di ragazzi)avrebbe tentato la fortuna almeno una volta e il 10% degli studenti invece giocherebbe almeno una volta a settimana.

L’indagine ha coinvolto 14.000 ragazzi appartenenti a 580 classi.
I dati incidano che si prova il gioco d’azzardo per curiosità (30%), per caso (23%) o perché il gruppo di amici già giocava (14%).

Il Gratta e Vinci lo ha sperimentato il 38% degli studenti, le scommesse sportive in agenzia il 25% e i giochi di abilità online il 20%.

Giocherebbero maggiormente i ragazzi (63%) rispetto alle ragazze (43%); il consumo è maggiore nel Sud-Isole (64% dei giovani gioca contro il 43% al Nord), fra i maggiorenni (61% contro il 51% dei minorenni), negli istituti tecnici e professionali (rispettivamente 60% e 59% contro il 49% dei licei) e nelle famiglie in cui vi è un’abitudine al gioco (65% contro il 10% in famiglie non giocatrici).

I dati spaventano e ci riportano a riflettere sulle pubblicità ingannevoli, sui modelli famigliari, sulla esposizione a una idea poco meritocratica della vita, che indurrebbe a ricorrere a metodi spiccioli di arricchimento e realizzazione, ovviamente fasulli e disfunzionali.

La costruzione del futuro non passa più quindi attraverso l’impegno ma attraverso la fortuna?

L’ora di lezione

recalcati

Il libro di M. Recalcati apre una finestra sull’importanza della trasmissione della cultura intesa come condivisione e bellezza intrinseca della conoscenza.

Interesse e motivazione sono i principi sui quali si fonda l’insegnamento, oggi più che mai influenzato e condizionato da un mondo in cui il potere della parola è stato sostituito dall’automatismo di cui gli strumenti multimediali si servono generando quella che Recalcati definisce “anoressia culturale”.

Dalla introduzione al libro la spinta ad interrogarsi sulla funzione scolastica e sui possibili e auspicabili orientamenti in un mondo che cambia troppo in fretta: “ Non respira, non conta più nulla, arranca, è povera, marginalizzata, i suoi edifici crollano, i suoi insegnamenti sono umiliati, frustrati, scherniti, i suoi alunni non studiano, sono distratti o violenti, difesi dalle loro famiglie, capricciosi e scurrili, la sua nobile tradizione è decaduta senza scampo. E’ questo il ritratto smarrito della nostra Scuola”.

E allora un passo indietro per riflettere sul cambiamento dei ruoli, delle istituzioni, delle relazioni. “ Abbiamo conosciuto un tempo dove bastava che un insegnante entrasse in classe per far calare il silenzio.

Era lo stesso tempo dove era sufficiente che un padre alzasse il tono della voce per incutere nei suoi figli un rispetto misto a timore.

La parola dell’insegnante come quella del “ pater familias” appariva una parola dotata di peso simbolico e di autorità a prescindere dai contenuti che sapeva trasmettere.

Era la potenza della tradizione che la garantiva”. Questo tempo è finito ma non bisogna rimpiangerlo.

L’insegnante ha il compito di recuperare il significato e il senso della parola come valore simbolico di trasmissione, l’orientamento del pensiero libero che risveglia interesse e amore per la vita, la capacità di “ rendere disponibile la cultura come nuovo mondo” contro “ la cultura senza mondo” che genera autodistruzione e morte.

E allora anche un’ora di lezione può servire a scuotere le menti un po’ addormentate, stimolando interesse e partecipazione, le domande che servono per interrogarsi e interrogare.

“ Un bravo insegnante non è forse quello che sa far esistere nuovi mondi? Non è quello che crede ancora che un’ora di lezione possa cambiare la vita?”.

L’educazione come costruzione sociale

durkheim

L’educazione secondo Durkheim non è influenzata dagli insegnamenti dei singoli ma dalle strutture sociali che interessano l’intera comunità.

Questo significa che ogni persona tende a fare proprie le dinamiche sulle quali la società costruisce le sue basi.

Analizzare questo fenomeno significa interpretare il modo in cui l’individuo assorbe e di conseguenza trasferisce nel suo comportamento i paradigmi di una società che si è trasformata radicalmente nel corso degli anni.

Il pensiero pedagogico di Durkheim mette in evidenza l’io individuale dall’io sociale qualitativamente significativo per indicare il processo di evoluzione della persona.

Ci sono tante educazioni perché tanti sono i contesti ambientali di vita con usi e tradizioni culturali specifici che naturalmente vengono tramandati alle nuove generazioni.

Nei suoi studi Durkheim analizza i fenomeni sociali e la loro fisiologia cercando di utilizzare un metodo di analisi scientifica dei fatti che in essa si evidenziano.
I reati, il suicidio e altri fenomeni che si discostano dalle regole vigenti tendono a definire l’anomia cioè il non riconoscimento degli equilibri della società e lo sconvolgimento dei suoi valori.

“La caratteristica essenziale dei fatti sociali consiste nel potere che essi hanno di esercitare dall’esterno una pressione sulle coscienze degli individui”.

La funzione della scuola è la socializzazione intesa come aderenza ai valori del gruppo che ha il compito di plasmare l’individuo secondo il modello sociale di riferimento.

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