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Psicologia e dintorni

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Scuola e giovani

Emozioni e apprendimento

emozioni

Dalle parole di Daniela Lucangeli ( docente di Psicologia dello sviluppo dell’Università degli studi di Padova) intervenuta al XVI convegno nazionale dell’IDO possiamo comprendere l’importanza delle emozioni che sottendono l’apprendimento: “ Se un bambino mentre apprende fa fatica e sperimenta un’emozione di paura, tutte le volte che rimetterà in memoria quell’apprendimento metterà in memoria sia quella fatica che quell’emozione.

Stabilizzerà quindi nel circuito di riorganizzazione che le neurofunzioni attivano sia l’apprendimento che il mantenimento dell’emozione disfunzionale”.

In questo contesto come afferma la psicologa “ non si possono scindere le funzioni biologiche da quelle psicologiche; l’energia prodotta dal nostro organismo aumenta con gli stati emozionali”.

Alcune ricerche dimostrano infatti che l’andamento umorale modifica i processi del meccanismo del sistema nervoso centrale e periferico.

La “ warm cognition” definisce una relazione “ calda” nella quale i bambini possono esprimere il loro disagio e i bisogni senza paura.

Di fronte ai disturbi del neurosviluppo, oltre le tecniche di aiuto specifiche messe in atto dalle persone competenti, la vicinanza fisica come ad esempio un abbraccio costringe l’amigdala a produrre i neurotrasmettitori dell’umore che attivano uno stato di benessere generale.

Nel nostro sistema educativo ci sono forti emozioni sulle quali si basa l’apprendimento: il senso di colpa e la paura che nascono come sentimenti di autoregolazione ma possono limitare fortemente l’azione se vengono vissute con impotenza e scarso livello di autostima.

Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Giornata mondiale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza

Una ricorrenza quella del 20 novembre che soprattutto in questo periodo deve essere valutata nella sua giusta e particolare importanza. La fascia di età più critica, i giovanissimi che saranno gli uomini del domani, rappresentano un futuro prossimo sul quale investire le risorse di un paese progredito che crede nella cultura e nella tutela e difesa dei diritti inalienabili della vita. Insegnare ai giovani il valore della vita significa mettere le basi per un mondo migliore in cui la paura diventi soltanto una sensazione passeggera e non una presenza costante della vita quotidiana che nega la libertà e impedisce una crescita equilibrata e serena. La strage di Parigi ha il rischio di mietere altre vittime se l’accaduto passa come segnale di paura generalizzata, antitesi delle idee di fraternità, legalità ed uguaglianza che oggi sembrano parole vuote e insignificanti alla luce degli ultimi avvenimenti. Per il Natale che e’ alle porte oggi più che mai c’e’ l’urgenza di trasmettere ai giovani i valori della solidarietà, il sentimento che unisce nel rispetto dei diritti, i fondamenti della costituzione che rappresentano la trama di una cultura universale aderente alla realtà, un regalo necessario da conservare con cura, al riparo dall’indifferenza e dall’abbandono.

La dispersione scolastica

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Il fenomeno della dispersione scolastica è un problema complesso e multifattoriale e si riferisce a tutti quegli aspetti che modificano il normale svolgimento del percorso scolastico di uno studente ( evasione dell’obbligo, frequenze irregolari, bocciature, ripetente, abbandoni ).

Le cause dell’abbandono dipendono da una serie di variabili: condizioni socio-culturali della famiglia, irregolarità della frequenza scolastica causata da una mancata individuazione di disturbi specifici di apprendimento, dinamiche soggettive dello studente ( emarginazione, demotivazione, bassa autostima), difficoltà relazionali all’interno del gruppo ( fenomeno del bullismo).

Molto spesso lo studente si sente inadeguato a causa dei ripetuti insuccessi sul piano del rendimento scolastico. Questa situazione genera scarsa autostima e rabbia o insofferenza nei confronti della scuola.

Obiettivo dell’istituzione scolastica è prevenire il disagio e rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza dei cittadini e che impediscono il pieno sviluppo della persona ( art. 3 della Costituzione).

La dispersione scolastica rappresenta la condizione di difficoltà di tutti i componenti del sistema di cui il ragazzo fa parte (famiglia, scuola, società).

Per questo motivo sarà necessario investire le risorse nelle politiche educative che hanno l’obiettivo di migliorare la qualità dell’insegnamento e dell’orientamento fornendo il supporto adeguato alle famiglie in difficoltà e attivando progetti integrati di istruzione e formazione professionale legati al territorio.

Cosa insegna lo studio

Sentiamo spesso dagli alunni questa frase: “A che serve?” .

La risposta non è altrettanto facile perché presuppone una visione del mondo che non è certamente quella che hanno oggi gli adolescenti.

I giovani sono purtroppo abituati alla cultura del consumismo e spesso tendono ad uniformare il senso estetico e la cultura in generale con i dettami della moda e della società del profitto.

Ciò che molti anni fa era un contenuto di valore fine a se stesso come lo studio non è oggi rappresentativo di un modo di essere e di pensare.

L’educazione ha un compito non facile perché deve riproporre dei modelli che non si adattano più alla realtà in cui tutto o quasi è quantificato, massificato.

Lo studio insegna a guardare il mondo con occhi sempre diversi, a capire il passato e la sua storia, a spiegare ipotesi e idee, a confrontare e a valutare il proprio pensiero con quello degli altri arricchendolo di significati sempre nuovi e passibili di essere ogni volta modellati in situazioni diverse .

Non esiste il “do ut des” ossia lo scambio immediato sul dare e ricevere ma il tentativo di percorrere una strada in fondo alla quale l’esperienza e il proprio bagaglio culturale siano risorse indispensabili per apprezzare la vita in tutti i suoi aspetti attribuendo valore e significato al sacrificio, al senso di responsabilità che sono sempre strumenti necessari per raggiungere ciò che si desidera dal futuro.

Insegnare significa anche educare ai sentimenti che il filosofo Kant riteneva “elementi cognitivi” perché, a differenza di una semplice emozione, il sentimento riesce ad attivare un coinvolgimento maggiore sviluppando capacità di rielaborazione proprie della natura umana.

Racconta la tradizione che quando chiesero ad Aristotele : “A cosa serve la filosofia?” egli rispose: “ A nulla, perché la filosofia non è una serva”.

La didattica inclusiva

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Il confronto con la diversità rappresenta uno degli aspetti più significativi del periodo storico che stiamo attraversando, siamo di fronte a scenari di rilevante importanza sul piano politico e sociale che pongono all’attenzione di tutti le problematiche dell’accoglienza.

In ambito scolastico si fa più pressante la necessità di una didattica inclusiva che ponga al centro del processo educativo l’alunno e il personale stile di apprendimento, le sue radici familiari e culturali, le difficoltà di tipo didattico e relazionale.

In termini pedagogici l’inclusione rappresenta l’inserimento di un elemento che possa entrare in sintonia con gli altri elementi in relazione all’età, ai livelli di apprendimento e alle capacità relazionali.

Nel contesto del gruppo classe quindi gli obiettivi formativi saranno basati sull’accettazione della diversità, sulla valorizzazione di ciascuno e del lavoro collaborativo, sulla capacità di far apprendere ad ogni alunno attraverso modalità differenti.

La diversità può rappresentare un punto di forza perché promuove il cambiamento inteso come processo di comunicazione e interazione per il raggiungimento del successo formativo che valorizza risorse personali e collettive.

L’obiettivo chiave delle politiche europee considera l’inclusione il riconoscimento dei diritti umani, una strada privilegiata per combattere ogni forma di discriminazione, lo strumento per potenziare la qualità del sistema educativo.

Bullismo precoce

bully

Secondo alcune delle ultime statistiche riportate dal Mirror in Gran Bretagna i bambini di 4- 5 anni stanno diventando violenti tirando calci e pugni sia agli adulti che ai compagni ma soprattutto alle insegnanti.

Solo l’anno scorso 940 allievi sono stati rimandati a casa dai loro genitori per aver colpito i docenti o tentato di farlo.

Negli ultimi sei anni le aggressioni sono aumentate. 510 sono state le sospensioni a scuola per attacchi violenti contro i compagni, 310 hanno subito sanzioni perché hanno compiuto ripetuti danneggiamenti negli ambienti scolastici.

Per 20 studenti e’ scattata una contestazione per vandalismo, per 30 contestazioni per aver insultato compagni e maestre, 10 bambini hanno avuto comportamenti scorretti sotto il profilo sessuale e qualcuno comportamenti razzisti e bullismo.

Ogni giorno in Inghilterra almeno 10 bambini della materna vengono ripresi ufficialmente per il loro comportamento potenzialmente pericoloso, in un anno ci sono state 30 espulsioni nelle scuole materne del paese.

Secondo C. Mc Gowan, responsabile della campagna per la vera educazione, molta di questa violenza si deve all’influsso di videogiochi e web a cui i piccoli hanno accesso attraverso tablet e app.

Fonte : Orizzonte scuola

Giovanissimi e pastiglie un binomio allamante

pastiglie

Questa estate si è parlato molto di giovani, pasticche e discoteche, a seguito dei fatti di cronaca registrati.

Gli esperti, le famiglie, le forze dell’ordine, sono allarmati dal consumo di queste sostanze fra i giovani ed i giovanissimi.

Del resto, a favorire la diffusione delle pillole è il costo contenuto, quindi accessibile anche con la mancetta di mamma è papà.

La diffusione ed il consumo sarebbe in costante aumento e farebbe riferimento a ragazzini di 13 o 14 anni, in particolare di droghe sintetiche, ecstasy che costano meno ed è più facile assumerle e nasconderle.

Le forze dell’ordine e gli esperti cercano già dalle scuole medie di fare interventi di prevenzione e sensibilizzazione, cercando di creare una cultura del non consumo, della tutela della vita umana.

Nonostante questo, e nonostante le famiglie siano maggiormente informate e sensibilizzate, il consumo cresce.

Che fare allora? Bastano misure rudimentali come quelle di chiudere una discoteca?

A mio avviso, i canali informativi (progetti scolastici, serate informative aperte alla cittadinanza, incontri per genitori) e le conoscenze sulle sostanze sempre da aggiornare, corrono meno veloci della crezione di nuove droghe e dei canali di scambio e ricerca dei giovani.

La prevenzione migliore passa allaora dai giovani!
Ed infatti i momenti di sensibilizzazione tenuti da giovani reduci da esperienze di droga hanno un ottimo impatto sugli uditori. Spaventano.

Portiamo maggiormente i giovani fra i giovani.

Stili di apprendimento: avere o essere?

apprendimento

Esiste una cultura dell’avere e dell’essere, un modo di porsi di fronte alle informazioni ricevute, agli stimoli ambientali e alla costruzione delle proprie conoscenze.

Gli alunni che tendono solo ad immagazzinare nozioni e tecniche di studio sono orientati a raccogliere meccanicamente i contenuti disciplinari, a cristallizzare e a recuperare di volta in volta ciò che la loro mente ha appreso.

Di solito questi alunni si mostrano disorientati di fronte alle novità che vengono veicolate con un tipo di apprendimento per scoperta, cioè quel tipo di percorso didattico mediante il quale devono mettere in luce le proprie idee e prospettare consapevolmente delle soluzioni ( problem solving).

Diverso è il processo di apprendimento quando le informazioni vengono modellate sul proprio modo di essere, quando le domande su un argomento trattato aprono nuove “finestre” sul mondo e gli interrogativi coinvolgono il proprio vissuto personale.

La creatività pone in essere un approccio dinamico verso lo studio, una elaborazione mentale che arricchisce la “forma mentis” e rende spendibile sul piano concreto le conoscenze acquisite.

La nostra società, purtroppo, è sempre più orientata verso la cultura dell’avere e tende a uniformare ed omologare notizie ed informazioni come se fossero pezzi di un mosaico in cui l’omogeneità di pensiero diventa un meccanismo a volte obbligato dal quale è difficile sottrarsi.

La didattica deve avere come punti di riferimento la motivazione, l’informazione e la ricerca.

La motivazione costituisce senza dubbio un approccio significativo allo studio, essa rappresenta un momento importante perché l’interesse, la disponibilità a interagire pongono le basi per un percorso educativo dinamico e produttivo.

L’informazione è sempre necessaria, niente è scontato e tante sono le conoscenze in divenire, idee e strutture mentali che devono essere gradualmente sistemate e organizzate.

Nella ricerca si investono le personali risorse, si attiva il pensiero divergente e creativo, quel processo di riflessione e interiorizzazione che apre le porte a tante domande su come e perché nel corso del tempo le varie teorie sono state formulate e consolidate.

Andrè Giordan esperto in formazione così si esprime a proposito dei metodi educativi: “ Io ho scelto un metodo a contropelo…

Partire dalla mia ignoranza e dalle certezze degli alunni piuttosto che dalle mie certezze per proporle agli alunni ignoranti”.

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